“Sarebbe estremamente positivo se lo Stato favorisse il ritorno di Fincantieri sul nostro territorio. Si tratterebbe di una mossa strategica che potrebbe rappresentare una soluzione per il rilancio della cantieristica gettando le basi per la tanto auspicata diversificazione economica”
“A Genova costruiscono navi, accade anche a Trieste e a Castellammare di Stabia, ma non a Taranto. Eppure nel settore della cantieristica la ‘città dei due mari’ può vantare una lunghissima tradizione industriale, tra l’altro ben nota a tutti. Ma nonostante questo, si viene ignorati. Può essere possibile che un territorio come il nostro sia tenuto fuori da dinamiche che potrebbero rappresentare una valida alternativa alla cosiddetta “monocultura dell’acciaio?”
É l’interrogativo che il presidente di Confapi Taranto, Fabio Greco, pone alle Istituzioni in quello che è un periodo storico segnato da una grave crisi socio-economica acuita dall’annosa vertenza dell’ex Ilva e dalla sempre più marcata ridotta capacità di spesa delle famiglie collegata all’aumento dei prezzi dei beni di consumo. In uno scenario così complesso, che richiede interventi immediati e soprattutto strutturali, per le aziende del posto la diversificazione economica diventa una priorità assoluta, magari puntando con decisione su comparti come quello della cantieristica.
“A Taranto ci sarebbero le opportunità per dare vita a questo tipo di operazioni e può essere dimostrato in qualsiasi momento. – Aggiunge il presidente di Confapi – Sarebbe estremamente positivo se lo Stato favorisse il ritorno di Fincantieri sul nostro territorio. Si tratterebbe di una mossa strategica che, con l’avvio di sinergie e collaborazioni e con la possibilità di corsi di aggiornamento e formazione del personale, potrebbe rappresentare una soluzione per il rilancio della cantieristica gettando le basi per la tanto auspicata diversificazione economica.”
Sulla stessa lunghezza d’onda è il presidente della Sezione Navalmeccanica di Confapi, Luca Ortuglio, che evidenzia come “la storia industriale tarantina non ha bisogno di essere ricordata, ma qualora fosse necessario allora si pensi alle imprese e alle maestranze private che hanno operato e continuano ad operare nell’indotto e negli appalti dell’Arsenale Militare, che deve tornare ad essere un hub strategico per la manutenzione ed il refitting delle navi e dei sommergibili. – Afferma – Oppure si pensi agli ex Cantieri Tosi che sono stati acquisiti da una azienda della nostra Associazione con il dichiarato obiettivo non solo di far rivivere la cantieristica navale, ma anche di realizzare officine per la manutenzione ferroviaria, laboratori formativi con il Politecnico di Bari ed interventi ecologici di fitodepurazione del Mar Piccolo.”
“Le aziende tarantine navalmeccaniche – dichiara Ortuglio- sono sempre state in possesso di spiccate competenze nelle lavorazioni ad alta complessità tecnologica, nella carpenteria pesante, nella meccanica di precisione, nell’impiantistica navale e non si riesce a comprendere il perché Taranto non sia presa in considerazione per la realizzazione di navi. E’ bene ribadire l’importanza per Taranto dell’Arsenale Militare che, data la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo e i suoi Bacini al proprio interno, deve tornare ad essere un’eccellenza fra i poli cantieristici italiani.
In passato -conclude il presidente della Sezione Navalmeccanica di Confapi- a Taranto sono state realizzate imponenti unità navali e ritengo che questa prerogativa, storica ed industriale, oggi vada pienamente recuperata e rilanciata. Per farlo, come sostiene il presidente Greco, è indispensabile formalizzare la presenza di Fincantieri sul nostro territorio attraverso sinergie stabili e nuove commesse che prevedano non solo la manutenzione, l’ammodernamento e le riparazioni, ma anche la costruzione di navi replicando modelli virtuosi già adottati in altri arsenale e stabilimenti della Marina Militare.”


