di Maria D’Urso
Andrea Mosca a 39 anni ha costruito un’azienda internazionale, partendo da una famiglia semplice e da tanti anni di sacrifici. La A&M Oil and Gas Inspection è stata inserita tra le “Stelle del Sud 2026” del Sole 24 Ore
Chi ce la fa non è solamente fortunato. È, o è stato, determinato, sacrificando tempo, energie e spesso anche affetti pur di raggiungere i propri obiettivi. E in una realtà provinciale, lavorativamente difficile come quella del Mezzogiorno, il sapore della vittoria vale il doppio. Profuma di anni lontani da casa, trascorsi a sperare di arrivare in alto, di scelte difficili e di scommesse fatte quando ancora non c’erano certezze. È proprio questa la storia del giovane stattese Andrea Mosca che, a soli 39 anni, può vantare la creazione di una solida realtà imprenditoriale: la A&M Oil and Gas Inspection. L’azienda è stata riconosciuta come “Stella del Sud 2026” ed è entrata nella prestigiosa classifica stilata dal Sole 24 Ore, che individua le 200 aziende italiane con sede nel Sud Italia che hanno registrato le migliori performance in termini di crescita dei ricavi. La società, che offre servizi industriali a clienti di diversi settori, tra cui petrolio e gas, farmaceutico, industria e produzione di energia ed energie rinnovabili, si è distinta anche per la crescita del numero dei dipendenti e delle immobilizzazioni materiali e immateriali registrata nel triennio compreso tra il 2021 e il 2024. Un riconoscimento che, però, Andrea estende anche alle persone che oggi lavorano al suo fianco. Perché se il punto di partenza è stato il suo, la crescita dell’azienda è anche il risultato del lavoro di una squadra: “Sono molto riconoscente ai miei dipendenti – ci racconta – senza di loro non sarei arrivato dove sono oggi. Cerco sempre di ricordarlo e di ringraziarli, perché dietro ogni risultato ci sono persone che ogni giorno mettono impegno, professionalità e sacrificio. Se l’azienda è cresciuta, è soprattutto merito loro”.
A&M Oil and Gas Inspection: un sogno che arriva lontano
Andrea sapeva che, prima o poi, ce l’avrebbe fatta. Ha sempre avuto le idee chiare, nonostante le origini modeste. Papà operaio e mamma casalinga lo crescono a pane e ambizione, insegnandogli il valore del lavoro e, soprattutto, quello del sacrificio. Così, dopo essersi diplomato come geometra, inizia a lavorare in diversi settori: dalla falegnameria, a Statte, fino alle Poste. Esperienze differenti, ma accomunate dalla stessa voglia di imparare e di costruirsi un futuro. Perché chi ha fame di crescere non si accontenta della routine e preferisce osare. Ed è così che Andrea, come molti suoi coetanei, decide di trasferirsi al Nord Italia per tentare l’ignoto. È lì che cresce professionalmente, accumula esperienza e costruisce, nel settore dei gas e oli, passo dopo passo, le basi per quella che sarebbe diventata la sua più grande scommessa. Ed è a soli 27 anni fonda la sua azienda: A&M Oil and Gas Inspection. Una realtà che, nel tempo, assume una dimensione internazionale, arrivando a vantare clienti come Eni, Total, Saipem e Fincantieri e fornendo servizi specializzati nelle Ispezioni di Terze Parti (TPI), nei Controlli Non Distruttivi (NDT), nell’accelerazione delle procedure e nella gestione della qualità. L’azienda si consolida progressivamente, fino a contare una rete di oltre 70 ispettori qualificati e tecnici specializzati e arrivare a coinvolgere circa 200 collaboratori in tutto il mondo, operando nel rispetto dei più rigorosi standard di settore. Più si cresce, più ci si espande. Così per Andrea inizia anche una nuova fase della sua vita: quella dei viaggi. Conosce i Paesi del Nord Europa, poi si sposta in lungo e in largo nel Mediterraneo, da un capo all’altro. Ogni destinazione diventa un’occasione per conoscere nuove realtà, confrontarsi con mentalità differenti e continuare a crescere: “Adoro i Paesi Bassi – racconta – e in particolar modo il Belgio, dove c’è una mentalità diversa dove non ho smesso mai d’imparare, portando ogni conoscenza in azienda”. Infatti, già nel 2017, sperimenta lo smart working. Era una modalità di lavoro poco diffusa, in Italia dieci anni fa. Motivo per cui qualche anno più tardi, durante la pandemia, questa scelta si sarebbe rivelata particolarmente lungimirante. La società, infatti, è riuscita a proseguire la propria attività senza subire le difficoltà organizzative che colpirono molte altre realtà. Ma mentre il lavoro continuava a crescere, il richiamo delle radici diventava sempre più forte. È stato durante la prima ondata della pandemia da Covid-19, che Andrea ha deciso di tornare a casa. A Taranto, nella sua terra, quella da cui era partito e alla quale, nonostante gli anni trascorsi lontano, dalla sua famiglia, a cui non aveva mai smesso di sentirsi legato.
Tutto riporta a Taranto
Niente è come casa. Per Andrea il ritorno nel capoluogo ionico non rappresenta un passo indietro, ma una nuova partenza: è qui che porta il bagaglio di esperienze costruito negli anni e qui che prova a mettere a disposizione del territorio ciò che ha imparato viaggiando e lavorando all’estero. Anche con il noto stabilimento siderurgico tarantino, il rapporto professionale non è mancato. Durante gli anni di Arcelor Mittal ha realizzato i primi prototipi di tubi sperimentali, un ulteriore tassello di un percorso imprenditoriale che ha continuato a guardare al territorio senza rinunciare a una dimensione internazionale. Sull’attuale crisi che attraversa lo stabilimento dell’ex Ilva, Andrea non si espone più di tanto. Tuttavia, ammette di guardare con interesse alla cordata di imprenditori tarantini a cui vorrebbe unirsi, per rilevare l’area a freddo: “Taranto è la città in cui sono cresciuto. È la città che mi ha dato tanto e alla quale, nel mio piccolo, vorrei restituire qualcosa. Quando sono partito avevo bisogno di costruirmi un futuro. Oggi che ci sono riuscito, sento ancora più forte il desiderio di fare qualcosa qui”. Ed è forse proprio questo il punto della sua storia: la consapevolezza di Andrea di essersi costruito da solo, senza scorciatoie, partendo da una famiglia semplice, attraversando anni di sacrifici, trasferimenti, viaggi e scommesse. La soddisfazione più grande, però, arriva quando gli chiediamo quale sia stato il momento più importante del suo percorso. Si ferma un attimo, poi sorride: “Assumere il mio Maestro, a cui devo tutto. È una persona che ha avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita professionale e che, ha attraversato un periodo difficile. E quando ho avuto la possibilità di aiutarlo, non ci ho pensato due volte”.
Al di là dei numeri
Forse è proprio qui che si trova il significato, più autentico, del successo di Andrea Mosca. Non nei numeri, nei riconoscimenti o nei viaggi, ma nella possibilità di guardarsi indietro e capire che ogni sacrificio è servito a qualcosa. Che gli anni lontano da casa hanno avuto un senso. Che quella fame di crescita, nata in una famiglia semplice di Statte, lo ha portato molto più lontano di quanto potesse immaginare. Andrea lavora e vive Taranto non da spettatore, ma con una realtà costruita con le proprie mani, un’esperienza maturata oltre i confini italiani. E se a certificarne il valore è oggi anche il Sole 24 Ore, allora quel sogno nato tanti anni fa ha trovato una conferma che va ben oltre i numeri, ma che risiede nella forza di volontà. D’altronde, è consapevole che il vero traguardo non è soltanto essere arrivati in alto, ma avere la possibilità di scegliere da dove ripartire, liberamente.


