di Maria D’Urso
Dall’Africa a Taranto: storia di riscatto e integrazione. E quella considerazione che Vestas attribuisce al miglior partner in ambito portuale
Il prestigio di un’azienda deriva, soprattutto, dalla qualità della sicurezza. Quest’ultima è un settore complesso, ma essenziale per il benessere della squadra. Standard di sicurezza elevati, in primis, permettono ai dipendenti di lavorare in un ambiente a norma, collaudato, in cui sentirsi tutelati e consapevoli di poter svolgere il proprio lavoro nelle migliori condizioni possibili. Ma la sicurezza non è soltanto una serie di procedure da rispettare: è una cultura che deve appartenere a tutti, dal vertice dell’azienda fino a chi, ogni giorno, opera sul campo. Questa è la missione dell’azienda portuale Peyrani Sud, che è stata premiata con il “Safety e Quality Award 2026” da Vestas nella categoria “Best Performing Stevedore Company”.
È un riconoscimento che Vestas conferisce al miglior partner in ambito portuale per gli standard raggiunti nel campo della sicurezza e della qualità e che, come ci racconta l’amministratore unico dell’azienda, Antonello Scrivano, è frutto di un intenso lavoro di gruppo. Un lavoro che parte dal vertice, con il proprietario Massimo Peyrani e l’amministratore unico sopracitato, e prosegue con il Project Manager Fabio Abbracciavento, il Capo Cantiere Cosimo Abbracciavento, il RSPP esterno Marco Marino e l’ASPP Salvatore Fiore, fino ai trentasei ragazzi del cantiere, provenienti dalla provincia di Taranto e, in alcuni casi, anche da altri Paesi extraeuropei.
Peyrani, infatti, è anche questo: un esempio virtuoso di integrazione sociale, in cui nessuno, al di là del colore della pelle, resta indietro. Qui si riesce ad avere un’opportunità che, al giorno d’oggi, per molti ragazzi sembrerebbe lontana: lavorare nella città in cui vive, costruendo il proprio futuro senza dover necessariamente cercare fortuna altrove.
Dall’Africa a Taranto: storie di riscatto e inclusione
Non è facile, per Scrivano, raccontare la sua storia. Un sussulto di emozioni, tra cui gioia ma anche tanto orgoglio, lo inibisce. Poi continua: “Sono subentrato alla guida di Peyrani nel 2020 – sorride, ripensando a quanto tempo sia già trascorso – e l’impatto è stato molto buono: conoscevo già la realtà, la sua storia e sono stato molto onorato di farne parte. Da allora ho cercato di portare avanti quello che era stato costruito prima di me, ma anche di introdurre nuove idee, nuovi metodi e una visione che mettesse sempre al centro le persone. Perché un’azienda può avere mezzi, strutture e tecnologia, ma senza una squadra che crede nel proprio lavoro non può raggiungere determinati risultati”.
Tanti sono stati i cambiamenti e le migliorie che Scrivano ha apportato all’azienda, grazie alla sua dedizione oltre che alla profonda passione per il proprio lavoro. L’ingresso dei ragazzi extracomunitari in cantiere è stata una sua intuizione. Giovani giunti dal continente africano e residenti nel quartiere Tamburi e anche nel Comune di Grottaglie. “Non mi piace ragionare per stereotipi – continua Scrivano – perché preferisco prima affrontare le questioni e poi valutare. Non tutte le persone sono uguali: c’è chi arriva in Italia perché è alla ricerca del proprio futuro, per riscattarsi, e chi invece, per vari motivi, non si impegna abbastanza. I nostri ragazzi hanno in comune la buona volontà e lo spirito di sacrificio, per cui si sono impegnati tanto”.

Il ceo ha, perfino, voluto che frequentassero la scuola dell’obbligo per mettersi in pari. “Il riconoscimento che hanno ricevuto non è soltanto professionale. Per me è importante anche il percorso umano che questi ragazzi hanno fatto. Alcuni sono arrivati qui senza conoscere bene la lingua, con percorsi scolastici differenti e con tante difficoltà alle spalle. Abbiamo cercato di accompagnarli, dando loro gli strumenti per crescere non soltanto come lavoratori, ma anche come persone. La sicurezza passa anche dalla formazione e, per questo, investire sulla loro crescita significava investire sulla sicurezza di tutti. Oggi sono parte integrante della squadra e questo, per me, è motivo di grande orgoglio”.
Ma l’attenzione alle persone passa anche da piccoli accorgimenti capaci, soprattutto nei mesi più caldi, di fare la differenza. Durante l’estate, infatti, l’azienda ha predisposto un gazebo e alcune aree dedicate al refrigerio degli operai, dove potersi riparare dal caldo nelle ore di maggiore esposizione alle alte temperature. Una scelta che rientra in una più ampia concezione della sicurezza, non limitata al rispetto delle norme, ma orientata al benessere quotidiano di chi lavora in cantiere.
Chi è Peyrani, leader della sicurezza
Quella struttura che oggi si innalza, imponente, sulla strada consortile tra le strade 107 e 106, in realtà affonda le proprie radici nel passato. L’azienda fu fondata, a Taranto, nel 1963 e ha mosso i primi passi, inevitabilmente, nell’indotto di quella che all’epoca era l’Italsider. Negli anni, crescendo, si è spostata nell’ambito portuale e anche in Vestas, allargando i propri orizzonti.

L’azienda, oggi, lavora anche a Brindisi, Manfredonia e perfino in Brasile. Contestualmente, si sono susseguite generazioni di lavoratori e di famiglie, in un percorso che ha fatto della continuità uno dei tratti distintivi dell’azienda. Perfino Scrivano è succeduto a suo padre come amministratore delegato e lo ricorda con profondo orgoglio. “Peyrani crede nel valore della famiglia. Basti pensare che molti dei nostri gruisti sono figli di nostri dipendenti, di terza generazione, che sono entrati qui giovanissimi e hanno costruito all’interno dell’azienda il proprio percorso professionale. Questo crea un legame particolare, perché chi lavora qui sente di appartenere a una realtà che va oltre il semplice posto di lavoro”.
La forza di Peyrani è nelle persone, conclude. “Il riconoscimento di Vestas ci rende orgogliosi, ma ci ricorda anche che la sicurezza non è mai un traguardo definitivo. È un percorso quotidiano, fatto di attenzione, formazione, responsabilità e collaborazione. E se oggi siamo arrivati a questo risultato è perché ognuno, dal primo all’ultimo, ha fatto la propria parte”.


