L’operare omertoso delle classi dirigenti tarantine. Il PD? Fratelli d’Italia? Il silenzio colpevole, sui fatti che stanno accadendo al Comune, riguarda entrambi i partiti. A riprova di un’annullata differenza, ormai, tra la sinistra e la destra (di Palazzo)
Il silenzio dei colpevoli. Di quanti pur sapendo tacciono. Per calcolo personale. Per appartenenza al sistema. Per l’equilibrismo sottobanco. Bandiere al vento, senza nerbo: di sinistra, di destra. In questa assenza della parola, elusione della critica, molle rinuncia della verità, PD e Fratelli d’Italia pari sono. La loro è partitocrazia al ribasso. Convergenza parallela verso l’abisso. I fatti amministrativi di Taranto, gli affidamenti elargiti su base parentale, le consulenze social che Kyma Mobilità avrebbe predisposto, le promozioni apicali, denotano un sistema che ormai sembra essere uscito fuori controllo. Alimentato da un senso d’impunita che travalica l’opportunità della norma. Il sano costume pubblico, per dirla con le parole di Norberto Bobbio.
CosmoPolis queste cose le ha scritte, e le scrive, in assoluta solitudine. Per amore della libertà; e una cocciuta propensione all’indipendenza. Un paio di giornali hanno seguito il nostro esempio. Tutti gli altri sono restati muti: al pari della politica. Della maggioranza. Delle opposizione. Delle due organizzazioni partitiche più strutturate che siedono in Consiglio comunale: i post comunisti del PD; i post missini di Fratelli d’Italia. Le due culture politiche che la storia ha dichiarato essere state sconfitte dall’esperienza traumatica dei fatti.
I consiglieri comunali. I consiglieri regionali. I parlamentari. I responsabili di partito. I sindacati di categoria. I sedicenti intellettuali della domenica, quelli che scrivono sui social perché non possono più scrivere da nessun’altra parte. Perché non si avverte la necessita di denunciare politicamente quanto è sotto gli occhi di tutti? Perché nella società tarantina ha finito con il prevalere una certa omertà ruffiana allo spirito critico? La sistemazione dei fatti propri allo sperpero del denaro pubblico? L’esercizio ruffiano alla cancellazione delle competenze? Il sindaco di Taranto, assieme ai suoi collaboratori, legittima l’improbabile in luogo del possibile.
Cosi facendo: l’insulto acquisisce cittadinanza; la diffamazione, il disagio giovanile di chi giovane non lo è più, assurge al rango di cifra politica. In negazione della democrazia procedurale. E’ l’anonima violenza al riparo dei social, raccontata da Ezio Mauro sulle pagine di “Repubblica”. E al richiamo della responsabilità occultata nel silenzio dei colpevoli.


