“Non bastano riorganizzazioni calate dall’alto. Servono garanzie, investimenti e una prospettiva credibile per Taranto”
“Non è solo il contenuto della notizia a lasciare sgomenti, ma soprattutto la modalità con cui, secondo quanto denunciato dai sindacati, vengono trattate le persone”. È quanto sostiene la segretaria provinciale del Partito Democratico, Anna Filippetti, intervenendo sul licenziamento di alcuni lavoratori della Vestas.
Filippetti contesta in particolare le modalità degli allontanamenti, riferendo di lavoratori “allontanati immediatamente, privati di badge e strumenti di lavoro”, e sottolineando la necessità di garantire rispetto e dignità anche nei momenti più difficili.
Secondo la segretaria provinciale dem, i licenziamenti si inseriscono in un processo di riorganizzazione aziendale che da tempo sta producendo conseguenze sul piano occupazionale. “Quelli di oggi – afferma – sono gli ultimi licenziamenti di una vicenda che continua a scaricare sui lavoratori il peso delle trasformazioni aziendali”.
Da qui la riflessione sul ruolo di Taranto nel settore dell’energia e dell’innovazione. “La città non può essere raccontata come capitale dell’energia e dell’innovazione e, contemporaneamente, vedere pezzi di lavoro qualificato e di futuro andare perduti senza una discussione seria sulle responsabilità e sulle prospettive industriali”, sostiene Filippetti.
La dirigente del Pd evidenzia inoltre quella che definisce una distanza tra l’immagine pubblica di Vestas e quanto sta avvenendo sul fronte occupazionale. “È una contraddizione che va affrontata pubblicamente, con trasparenza e senza reticenze”, afferma.
Il Partito Democratico ionico chiede quindi l’apertura immediata di un confronto tra Vestas, organizzazioni sindacali e istituzioni. “Non bastano riorganizzazioni calate dall’alto – si legge nella nota –: servono garanzie occupazionali, investimenti e una prospettiva industriale credibile per Taranto”.
Nella parte conclusiva dell’intervento, Filippetti collega la vicenda Vestas all’altra grande crisi industriale del territorio, quella dell’ex Ilva. “Tra Vestas e Ilva – conclude – il rischio è che a pagare il prezzo delle scelte industriali siano ancora una volta i lavoratori e, con loro, l’intera comunità tarantina.”


