L’Amiu. Il Comune. La nuova perizia sull’inceneritore. La nomina, da parte di Bitetti, dell’amministratore unico della società. Il project di Itelyum, quello di Cisa. Flaiano avrebbe detto: “La linea più breve tra due punti è l’arabesco”
L’Amiu rischia di finire incenerita nel suo stesso inceneritore. L’inceneritore della discordia. L’inceneritore conteso da gruppi privati (sullo stesso insistono due project di riqualificazione: quello presentato da Itelyum; quello elaborato da Cisa). L’inceneritore spento da anni, dal 2013 per la precisione, ubicato lungo la statale che collega Taranto a Massafra. Nei pressi di Statte. Tutta la vicenda di Kyma Ambiente, il suo salvataggio, il suo fallimento, la sua eventuale privatizzazione, ruota attorno a questo impianto industriale. Su quale sia il suo reale valore economico. Sulla possibile svalutazione del bene, cespite a voler essere precisi. Che, se fosse accertata, metterebbe nei guai – in egual modo – sia la partecipata che il partecipante. Rispettivamente: l’Amiu e il Comune di Taranto.
Ma procediamo con ordine. Riannodando i fili di una vicenda complessa. Di una cronistoria lunga all’incirca vent’anni. Con il dissesto finanziario dell’ente municipale, dichiarato dal commissario prefettizio Blonda nel 2006, l’inceneritore venne conferito dal Comune ad Amiu per un valore complessivo di 50 milioni di euro. Scelta che determinò, di fatto, uno squilibrio finanziario per l’azienda dedita alla gestione del ciclo dei rifiuti urbani. La quale ricevette un bene in luogo di denaro contante. Una perizia dell’impianto, richiesta nel 2023, resasi necessaria per completare l’iter di rilascio dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) da parte della Regione, portò il valore dell’inceneritore da 50 a 41 milioni di euro. Nelle scorse settimane, l’amministratore unico di Kyma nominato dal sindaco Bitetti, l’ingegnere Gaetano Nacci, mediante un incarico di consulenza al professionista Giuseppe Cincavalli costato all’incirca 100 mila euro, ha voluto che una nuova perizia venisse effettuata sull’impianto. Il valore assegnato, in questa circostanza, non è dato ancora saperlo. C’è chi parla di 2 milioni di euro. Chi di 26.
Ma il punto non è questo. Le domande da porsi attengono, semmai, altro. Una nuova, ulteriore perizia avrebbe avuto senso qualora la Regione avesse sospeso l’Aia in corso. Oppure: qualora Amiu non avesse chiesto, come invece ha fatto, il rinnovo dell’Aia. Per la quale, secondo indiscrezioni non confermate, verrebbe contemplato nel prossimo futuro anche lo smaltimento dei rifiuti sanitari. Con il silenzio, ancora una volta, dei Verdi. Gli ecologisti da Palazzo. L’ambientalismo acquattato sulle poltrone. A chi giova un inceneritore, eventualmente, svalutato? Non certo al bilancio di Kyma. Che si troverebbe a dover affrontare l’ennesimo squilibrio finanziario della sua storia. Non certo al bilancio di previsione del Comune. Che vive, già di suo, una fase molto delicata. Il differenziale tra valore iniziale e valore attuale potrebbe ammontare a 35 milioni di euro. Soldi che dovrebbe tirar fuori, comunque vada a finire, il Comune. Che il Comune non ha. Non vorremmo stare nei panni del sindaco, e dei consiglieri comunali, quando saranno chiamati ad approvare l’esercizio finanziario previsionale del 2027. Palazzo di città sente puzza di bruciato. L’Amiu brucia. Nonostante il suo inceneritore sia spento da più di un decennio.


