di Rosa Surico
In Puglia è Bari l’ unica città più felice al mondo. L’ Happy City index, realizzato dall’Institute for Quality of Life, un ente di ricerca indipendente con sede a Londra, in collaborazione con il network internazionale del Happy City Hub, valuta le città attraverso 64 indicatori, aggregati in sei ambiti principali. Il peso maggiore è attribuito a fattori legati ai cittadini e alla salute, seguiti da ambiente, economia, istruzione, governance e mobilità
Ogni anno al Parlamento Britannico di Londra, viene presentato dopo la pubblicazione, il report del comitato scientifico guidato dal dottor Bartosz Bartoszewicz, che valuta il benessere e la felicità nei centri urbani di tutto il mondo. Una sorta di classifica sulla qualità della vita pubblicata dal Sole 24 ore, ma con l’ aggiunta di altri criteri e ad un più ampio raggio, non solo l’ Italia, ma tutto il mondo.
Chiedimi se sono felice cantava Samuele Bersani in sottofondo ai tre amici Aldo, Giovanni e Giacomo nel film del 2000.
“Felicità” . Nessuna “Improvvisa vertigine” o “illusione ottica” se sei a Taranto.
La classifica londinese del 2026 la esclude completamente dalla lista delle 251 città analizzate e più felici al mondo pur avendo partecipato tra le complessive 457 città.
Se nel 2024 aveva sorpreso tutti piazzandosi al 211° posto prima di Aosta addirittura, nel 2026 è N.C.
Non classificabile per indice di felicità.
Ma cos’ è la felicità? Lo scrittore Luciano De Crescenzo
ironizzava sulle classifiche. Le città del sud, compresa Napoli (Taranto non scherza), erano notoriamente, sempre nelle ultime posizioni, soprattutto in classifiche per qualità della vita.
Nella celebre battuta a lui attribuita: “Ho letto che Sondrio è al primo posto per la qualità della vita e Napoli al penultimo. Qualcuno mi ha detto che Sondrio è grande il doppio del cimitero di Napoli ma ci si diverte solo la metà“, metteva a confronto le classifiche statistiche sulla qualità della vita e la vivacità popolare.
Le statistiche ufficiali analizzano numeri e servizi, efficienza, trasporti e ordine.
Si chiedeva dove fosse il calore umano? La vitalità e l’allegria non rientrano mai nei parametri freddi dei dati?.
Nel sito ufficiale del Comitato londinese, viene riportata la massima di Platone: “Una città è ciò che è perché i suoi cittadini sono ciò che sono.” Ma la responsabilità individuale e l’ identità collettiva quanto sono rapportabili in una classifica di questo tipo?
Le prime posizioni dell’Happy City Index 2026 sono dominate da città del Nord Europa, con alcune eccezioni asiatiche come Tokyo. Più che misurare la felicità in senso soggettivo ( la tranquillità di una passeggiata, l’ alba sul lungomare, un sorriso, il sole,un momento di pace, benessere ed equilibrio psicofisico) il ranking riflette la capacità delle città di garantire servizi, qualità ambientale e condizioni di vita stabili.
La felicità, è un concetto non in attinenza con nessuna massima filosofica dell’antichità. Si azzarda un avvicinamento nella filosofia moderna: l‘ utilitarismo di Stuart Mill? La felicità sociale o giù di lì alla quale si punta. È questo il miraggio. Ma l’ argomento è troppo vasto per sintetizzarlo. Badiamo alla classifica londinese.
Le dieci città più felici al mondo sono:
1. Copenaghen (Danimarca) – 6.954 punti
2. Helsinki (Finlandia) – 6.919 punti
3. Ginevra (Svizzera) – 6.882 punti
4. Uppsala (Svezia) – 6.846 punti
5. Tokyo (Giappone) – 6.788 punti
6. Trondheim (Norvegia) – 6.755 punti
7. Berna (Svizzera) – 6.746 punti
8. Malmö (Svezia) – 6.705 punti
9. Monaco di Baviera (Germania) – 6.691 punti
10. Aarhus (Danimarca) – 6.685 punti
Nell’ Happy Index City nessuna città italiana compare nella top 50. Le migliori posizioni italiane sono occupate da tre città a partire da Bologna in 73esima posizione, Parma (77°) e Milano (80°).
A seguire Roma al 144° posto, Verona al 146° posto. Tra le città del sud si annoverano tra le città più felici al mondo Messina al 158° posto, Bari al 164°, Napoli al 202°, Salerno al 208° posto.
Non tutti gli indicatori dell’Happy City Index hanno lo stesso peso. Alcune valutazioni incidono più di altre sul risultato finale, in particolare quelli legati alla salute, all’ambiente e all’accesso all’istruzione. Non sono variabili economiche ma veri e propri elementi trainanti che determinano le differenze tra le città ai vertici della classifica.
Nel singolare caso pugliese la città di Taranto è fortemente penalizzata nel 2026 dall’ assenza di un’ università autonoma. Bari invece è presente stabilmente in classifica ogni anno superando anche altre città della Puglia e del sud.
Bari sembra essere più stabile economicamente e mostra un’attrattività economica più forte. Taranto continua invece ad essere arrovellata su se stessa trascinandosi la zavorra della crisi industriale e dell’ inquinamento che è uno degli indicatori chiave nella classifica.
Ma non solo. Bari vanta un livello di infrastrutture di trasporto e servizi al cittadino più capillare ed efficiente rispetto alla città dei due Mari.
Nel 2024 la posizione di Taranto al 211° posto parrebbe essere stata proprio l’ improvvisa vertigine di Bersani secondo lo studio.
“Chiedimi se sono felice” anche a Taranto. Continua a chiedermelo.
“Ieri a te. Quanto durerà?Io lo chiedo agli altri ma si vede che c’era un filo invisibile. Se n’è andata via, resta la scenografia?!“



