Il Rapporto di Legambiente posiziona al terzo posto la regione, dopo Campania e Calabria, per reati ambientali e prima per incendi. L’ associazione propone alla Puglia, la sottoscrizione di un protocollo d’intesa: la creazione di un presidio da sviluppare in raccordo con l’Osservatorio letalità
La Puglia è al terzo posto nella classifica nazionale per illegalità ambientale. Questo i dati pubblicati dal rapporto di Legambiente Ecomafie 2026:
3.601, pari al 10,1% della classifica generale italiana. Le province, tra le prime dieci, che si distinguono negativamente sono: Bari, al sesto posto con 985 reati, Lecce ottava con 847 e Foggia nona con 838. Lecce viene segnalata anche per la sua seconda posizione seconda in Italia per illeciti amministrativi, con 3.408 contestazioni.
La Puglia si distingue, salendo al primo posto, per reati legati agli incendi boschivi e di vegetazione con 611 casi e 8.152 ettari bruciati. Solo in provincia di Foggia, per incendi boschivi, sono stati contestati 254 reati.
Tra le Ecomafie, nel ciclo illegale dei rifiuti, la Puglia risulta terza a livello nazionale, mentre è seconda nel ciclo del cemento. Per quanto riguarda la corruzione legata ad attività a impatto ambientale, dal primo maggio 2025 al 30 aprile scorso sono state censite nella regione 7 inchieste, quarto dato regionale, e 53 arresti, terzo dato italiano. Nello specifico questi i dati divisi per province, per illeciti amministrativi legati agli incendi:
Foggia 364,
Lecce 364,
Bari a 348,
Taranto a 224.
“Contro l’abusivismo edilizio – afferma Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia –
occorrono risorse e demolizioni effettive. Chiediamo il pieno recepimento delle norme europee a tutela penale dell’ambiente e un impegno stabile delle istituzioni sul territorio”.



