Secondo quanto emerso nel corso dell’assemblea, la contestazione sarebbe stata formulata sulla base della presunta mancata utilizzazione dei dispositivi di protezione individuale, senza che, a giudizio delle organizzazioni sindacali, vi fosse un adeguato e puntuale accertamento dei fatti
A seguito dell’assemblea tenutasi oggi, 25 settembre 2026, presso il Varco 10 della Raffineria, alla quale hanno partecipato i lavoratori delle aziende dell’indotto metalmeccanico e le RSU di FIM e UILM di Taranto, le organizzazioni sindacali intervengono sulla vicenda che ha coinvolto un lavoratore di un’azienda dell’appalto, allontanato dal sito a seguito di una contestazione in materia di sicurezza.
Secondo quanto emerso nel corso dell’assemblea, la contestazione sarebbe stata formulata sulla base della presunta mancata utilizzazione dei dispositivi di protezione individuale, senza che, a giudizio delle organizzazioni sindacali, vi fosse un adeguato e puntuale accertamento dei fatti.
FIM e UILM ribadiscono di essere da sempre in prima linea nella difesa della sicurezza nei luoghi di lavoro. La sicurezza nei cantieri, negli impianti e nelle aree industriali non può essere considerata una formalità, ma rappresenta una responsabilità che deve coinvolgere tutti i soggetti interessati: lavoratori, aziende dell’appalto e committente.I lavoratori dell’indotto, evidenziano le organizzazioni sindacali, conoscono quotidianamente il valore della sicurezza e operano in contesti complessi nel rispetto delle procedure, utilizzando i DPI previsti e prestando la massima attenzione per garantire il proprio rientro a casa in condizioni di salute e sicurezza.Proprio per questo, viene sottolineato come la sicurezza debba necessariamente passare anche attraverso un rigoroso accertamento dei fatti, soprattutto prima dell’adozione di provvedimenti capaci di incidere in maniera significativa sulla vita professionale di un lavoratore.
Nel caso specifico, al lavoratore sarebbe stata contestata la presunta mancata utilizzazione dei DPI, nonostante lo stesso abbia dichiarato di essere in possesso dei dispositivi previsti e di averli regolarmente indossati durante l’attività lavorativa.La contestazione, secondo quanto riferito nel corso dell’assemblea, sarebbe scaturita dall’osservazione a distanza della sagoma del lavoratore mentre operava a circa 15 metri di altezza. Il lavoratore avrebbe immediatamente chiarito di essere dotato di tutti i dispositivi di protezione previsti e di averli utilizzati regolarmente.Nonostante ciò, il provvedimento avrebbe comportato la sottrazione di 15 punti dal Sicurometro, una sorta di patente a punti interna, e l’allontanamento del lavoratore dal sito.Per FIM e UILM, la questione non può essere considerata un episodio da archiviare, ma richiede un’assunzione di responsabilità da parte della committenza e dell’azienda interessata.
La committenza, in quanto soggetto centrale nella gestione della sicurezza all’interno della Raffineria, è chiamata, secondo le organizzazioni sindacali, a garantire che ogni contestazione venga sottoposta a verifiche puntuali, oggettive e verificabili. La sicurezza, viene evidenziato, non può trasformarsi in un sistema nel quale il lavoratore dell’appalto paga il prezzo di una contestazione non adeguatamente verificata.Se l’obiettivo è costruire una reale cultura della sicurezza, sostengono FIM e UILM, è necessario che ogni provvedimento sia fondato su fatti concretamente accertati e che il lavoratore abbia la possibilità di essere ascoltato prima di subire conseguenze particolarmente gravose.«Sicurezza non significa paura. Sicurezza significa prevenzione, formazione, responsabilità e rispetto», ribadiscono le organizzazioni sindacali.
Alla luce di quanto emerso, FIM e UILM chiedono alla committenza e all’azienda interessata il reintegro del lavoratore all’interno del sito, la restituzione dei 15 punti sottratti dal Sicurometro e un nuovo esame nel merito della contestazione. Le organizzazioni chiedono inoltre che gli accertamenti in materia di sicurezza siano sempre condotti attraverso verifiche oggettive, puntuali e concretamente riscontrabili e che venga aperto un confronto con le rappresentanze sindacali, affinché episodi analoghi non diventino una prassi.Le organizzazioni sindacali precisano inoltre che non viene messa in discussione la necessità di controllare rigorosamente il rispetto delle norme di sicurezza.
Al contrario, viene ribadita la necessità di una sicurezza ancora più seria ed efficace, che coinvolga tutti i soggetti con pari responsabilità.Il lavoratore, sottolineano FIM e UILM, è chiamato a rispettare le regole, ma anche chi è incaricato dei controlli deve assumersi la responsabilità di verificare con accuratezza le circostanze prima di adottare provvedimenti.
L’assemblea partecipata di oggi, concludono le organizzazioni sindacali, dimostra la volontà delle lavoratrici e dei lavoratori dell’indotto metalmeccanico di non rimanere in silenzio. Per questo viene chiesta alla committenza un’assunzione di responsabilità immediata e una soluzione della vicenda attraverso il reintegro del lavoratore e la restituzione dei 15 punti del Sicurometro.In assenza di risposte concrete, FIM e UILM annunciano la riconvocazione dei lavoratori in assemblea per valutare, insieme a loro, le ulteriori iniziative sindacali da intraprendere.«Non è una battaglia contro la sicurezza, ma per una sicurezza vera, seria, condivisa e rispettosa della dignità di chi lavora».



