Il sindaco precisa: “Per me la scuola resta inclusiva, accogliente e aperta, ma per tutti”
Riceviamo e pubblichiamo per intero la nota
“Faccio una premessa: ciò che è stato riportato dalle agenzie non corrisponde a quel che ho detto durante l’incontro con il ministro Valditara.
Una premessa necessaria, ma che non sminuisce l’apetto più spiacevole di questa vicenda e del dibattito politico in generale: qualsiasi cosa finisce per essere polarizzata. Guai a fare una riflessione di buon senso, meglio scontrarsi e attribuire agli altri idee e appartenenze fantomatiche.
Ed è proprio ciò che è accaduto, con l’aggravante che nessuno tra quelli che hanno commentato era presente e, di conseguenza, può conoscere esattamente quel che ho detto.
E cosa ho detto? Semplicemente che in classe con il burqa è meglio non andare, perché un’alunna deve essere riconoscibile e anche per questioni di sicurezza. Ma dirò di più.
Giustamente abbiamo grande attenzione verso le pratiche vessatorie nei confronti delle donne: le avversiamo e le combattiamo. E costringere una donna a indossare il burqa è o non è una pratica vessatoria? Nei paesi islamici quante donne lottano contro queste imposizioni?
Qui, invece, lasciando da parte il buon senso e nel tentativo malcelato di difendere l’identità e la libertà, qualcuno finisce per favorire quella pratica vessatoria, ma su suolo italiano. È paradossale.
Per non parlare delle percentuali sulle presenze di stranieri in aula, che mai ho citato. Per me la scuola resta inclusiva, accogliente, aperta, ma deve esserlo per tutti: stranieri e italiani. Chi mi accusa, faccia come me e vada a parlare con i docenti, raccolga i loro appelli, risponda alle loro sollecitazioni. E poi potremo confrontarci.
Perché chi pensa che io mi sia improvvisamente trasformato in un razzista impertinente, probabilmente non mi conosce bene. Oppure, ed è la cosa più preoccupante, cerca un espediente per farmi del male.
Ma io preferisco la pace!”



