Tom Rosati lo vuole a Taranto come perno di una squadra destinata a vincere il campionato. In rossoblù Donatelli vive quattro stagioni indimenticabili accanto a giocatori come Maiellaro, De Vitis e Paolucci. Anni intensi, vissuti da protagonista, in una piazza passionale che ancora oggi ne ricorda la generosità e l’attaccamento alla maglia
Giuseppe Donatelli, il capitano senza fascia. Ci sono calciatori che lasciano il segno per i gol, altri per le vittorie. E poi ci sono uomini che riescono a lasciare qualcosa di più profondo: il senso della squadra. Giuseppe Donatelli appartiene a questa categoria. Un calciatore generoso, sempre disponibile per i compagni, capace di unire grinta, qualità tecniche e intelligenza tattica. Un uomo che, ovunque abbia giocato, è riuscito a diventare punto di riferimento dello spogliatoio, leader naturale, capitano anche senza bisogno della fascia al braccio.
La sua storia nasce a Lettomanoppello, piccolo centro abruzzese dove il calcio era soprattutto passione e sacrificio. Giovanissimo, Donatelli mostra qualità fuori dal comune. Talento, dinamismo, personalità. Doti che attirano subito l’attenzione dei grandi club. Lo seguono Roma e Milan. Addirittura Helenio Herrera lo aveva scelto per il settore giovanile giallorosso. Ma Giuseppe decide di vestire il rossonero e approda al Milan, entrando in uno dei vivai più prestigiosi d’Italia.
A Milanello comincia la vera scuola del calcio. Tra gli allievi cresce accanto a ragazzi destinati a importanti carriere, come Fulvio Collovati e Giovanni Sartori. Sono anni intensi, formativi, ma anche difficili. L’eremo rossonero forgia carattere e disciplina. Per un ragazzo abruzzese, lontano dalla famiglia e dagli affetti, non è semplice convivere con la nostalgia di casa. Eppure Donatelli riesce a mettersi in evidenza fino all’esordio in Primavera, pur essendo sotto età.
Quella che sembrava la strada verso il grande salto subisce però una deviazione inattesa. Il desiderio di riavvicinarsi ai suoi cari prevale. Giuseppe lascia il Milan, una scelta che lui stesso, col tempo, considererà un errore di valutazione. Ma il calcio, spesso, è fatto anche di decisioni prese seguendo il cuore più che la ragione.
La stagione successiva a Chieti non gli regala soddisfazioni. Un anno anonimo, senza mai avere la possibilità di scendere in campo. Una delusione che avrebbe potuto spegnere entusiasmo e ambizioni. Invece Donatelli reagisce. Il trasferimento in prestito al Pescara rappresenta la svolta. Gli abruzzesi credono in lui, lo riscattano e a soli diciannove anni arriva l’esordio in Serie B contro la Spal.
Per crescere ancora viene mandato a Riccione, in Serie C, a “farsi le ossa”, come si dice nel gergo del calcio. È un periodo importante non soltanto sul piano sportivo. Giuseppe si sposa giovanissimo e poco più che ventenne è già padre. Le nuove responsabilità lo trasformano. Il ragazzo diventa uomo. Cambia atteggiamento, cresce nei comportamenti, comprende che il calcio non è soltanto passione, ma anche professione, impegno quotidiano, esempio.
Il passaggio al Rimini segna una fase decisiva della sua maturazione tecnico-tattica. In Romagna trascorre tre stagioni fondamentali e soprattutto incontra Arrigo Sacchi. Un allenatore destinato a rivoluzionare il calcio italiano e mondiale. Con Sacchi Donatelli scopre nuovi metodi di allenamento, una diversa organizzazione tattica, un modo innovativo di stare in campo. Esperienze che arricchiscono il suo bagaglio umano e calcistico.
Poi arrivano Campobasso e l’incontro con Toni Pasinato, quindi Terni con Salvemini in panchina. Ovunque va, Giuseppe conquista la fiducia degli allenatori e dei compagni. La continuità di rendimento e la qualità delle prestazioni lo rendono una pedina inamovibile. Non era il calciatore delle copertine o delle luci della ribalta, ma quello che ogni allenatore avrebbe voluto avere sempre in squadra: affidabile, intelligente, pronto al sacrificio.
Tom Rosati lo vuole a Taranto come perno di una squadra destinata a vincere il campionato. In rossoblù Donatelli vive quattro stagioni indimenticabili accanto a giocatori come Maiellaro, De Vitis e Paolucci. Anni intensi, vissuti da protagonista, in una piazza passionale che ancora oggi ne ricorda la generosità e l’attaccamento alla maglia.
Tra le tante partite rimaste nella memoria collettiva ce n’è una entrata negli annali del club ionico: lo storico 6-4 inflitto alla Triestina. Una gara spettacolare, simbolo di quella squadra coraggiosa e combattiva di cui Donatelli era anima silenziosa ma fondamentale.
A Taranto il suo modo di essere calciatore conquista tutti. Sempre pronto a sacrificarsi per il gruppo, disponibile con i compagni, uomo spogliatoio prima ancora che atleta. Era uno di quelli che facevano squadra davvero. Uno capace di trascinare con l’esempio più che con le parole.
La carriera prosegue a Salerno, al fianco di Agostino Di Bartolomei. Anche lì lascia il segno contribuendo al ritorno dei granata in Serie B. Un’altra esperienza vissuta con serietà e spirito di appartenenza.
L’ultima tappa da professionista è Giulianova, scelta che gli consente di riavvicinarsi alla sua terra e alla sua famiglia. Poi arrivano gli anni dopo il calcio giocato. Appesi gli scarpini al chiodo, Donatelli continua a mettere la propria esperienza a disposizione dei giovani. Allena tra i dilettanti, lavora nei settori giovanili, insegna calcio e soprattutto trasmette valori.
Perché Giuseppe Donatelli non è stato soltanto un buon calciatore. È stato un uomo capace di creare aggregazione ovunque sia passato. Un leader naturale, rispettato da compagni e tifosi. Uno di quei giocatori che rendono più forte lo spogliatoio e più unita una squadra.
Nel calcio moderno, spesso dominato dall’individualismo e dall’apparenza, storie come la sua ricordano quanto contino ancora il sacrificio, la disponibilità e il senso del collettivo. Donatelli è stato questo: un capitano senza fascia, un uomo squadra nel senso più autentico del termine.
Ed è forse proprio questa la sua vittoria più grande: essere rimasto nel cuore di chi lo ha conosciuto, non soltanto come calciatore, ma come compagno, esempio e punto di riferimento umano.


