Le regole esistono proprio per evitare che il peso di un nome prevalga sui diritti degli altri. Questo non significa negare la storia del Taranto, né ignorare l’amarezza del Fasano. Al contrario. Significa rispettare entrambe le piazze, riconoscendo che nessuna tradizione gloriosa può sostituire il merito sportivo e nessuna scorciatoia amministrativa può rimediare a ciò che non è stato costruito nei tempi e nei modi previsti. Certa politica incolta, e certa stampa arlecchina, non dovrebbero mai giocare con le passioni collettive
Le regole non possono avere eccezioni. La vicenda che ha accompagnato la composizione dell’organico della Serie D 2026-2027 lascia un insegnamento che va oltre i nomi delle società coinvolte. Il calcio può emozionare, dividere e far discutere, ma non può rinunciare al rispetto delle regole. Perché nel momento in cui le norme diventano interpretabili in funzione della convenienza, a perdere è la credibilità dell’intero sistema calcio.
Il Consiglio Direttivo della Lega Nazionale Dilettanti ha oggi ufficializzato l’elenco dei sei Società che, in carenza di organico e nel rispetto della graduatoria di merito stilata, sono state ripescate: Lascaris, Castellanzese 1921, Fiorenzuola, Derthona, Grassina e Tropical Coriano. Dall’organico è stato escluso il Fasano, tra le ripescate non c’è il Taranto.
Il caso del Fasano è emblematico. Il Consiglio Direttivo della Lega Nazionale Dilettanti ha motivato dettagliatamente il rigetto del ricorso, evidenziando il mancato rispetto di adempimenti considerati essenziali e di termini definiti perentori, oltre all’inidoneità della documentazione prodotta. Non un cavillo burocratico, ma il mancato assolvimento di prescrizioni che ogni società è chiamata a rispettare.
Allo stesso modo, la Lega ha provveduto a colmare le sei vacanze d’organico applicando semplicemente le graduatorie dei ripescaggi approvate mesi prima. Nessuna deroga, nessuna interpretazione creativa, nessun criterio modificato in corsa. Le sei società ammesse sono quelle che, secondo le regole vigenti, avevano maturato quel diritto. Ed è proprio qui che finisce ogni discussione.
Nelle ultime settimane qualcuno ha immaginato che il peso di una piazza, il prestigio di una maglia, la storia di un club o persino la coincidenza dei Giochi del Mediterraneo potessero rappresentare argomenti sufficienti per ottenere ciò che il campo e i regolamenti non avevano assegnato. Sono state avanzate richieste, si sono moltiplicati gli appelli e si è cercato di sensibilizzare anche livelli istituzionali estranei alle decisioni sportive. Ma il calcio non può essere governato dalla forza della pressione mediatica o politica.
Se oggi fosse stato aperto uno spiraglio per il Taranto, domani lo pretenderebbero decine di altre società. Se si fosse chiuso un occhio davanti alle irregolarità contestate al Fasano, quale credibilità avrebbero avuto i controlli nei confronti di tutti gli altri club che, tra sacrifici e difficoltà, hanno rispettato ogni prescrizione? Le regole esistono proprio per evitare che il peso di un nome prevalga sui diritti degli altri.
Questo non significa negare la storia del Taranto, né ignorare l’amarezza del Fasano. Al contrario. Significa rispettare entrambe le piazze, riconoscendo che nessuna tradizione gloriosa può sostituire il merito sportivo e nessuna scorciatoia amministrativa può rimediare a ciò che non è stato costruito nei tempi e nei modi previsti.
Il calcio italiano ha bisogno di società solide, programmazione seria e istituzioni capaci di far rispettare le norme anche quando la decisione è impopolare. È questa la vera tutela dei tifosi.
Perché la lezione, in fondo, è semplice e vale ben oltre il pallone: le scorciatoie raramente conducono lontano. I risultati duraturi si conquistano con il lavoro, con l’organizzazione e con il rispetto delle regole. Sempre.
È una verità che vale per il Fasano, vale per il Taranto e dovrebbe valere per chiunque pensi che una promozione possa arrivare nelle stanze del potere anziché sul rettangolo verde. Finché il calcio saprà ricordarselo, continuerà a meritare la passione della sua gente.
Le regole non sono un ostacolo da aggirare quando il risultato non piace. Sono la condizione indispensabile perché il calcio continui a essere uno sport credibile.


