Scadenza imminente per le offerte di acquisto di Acciaierie d’Italia. Intanto si lavora a un piano di rilancio per stabilizzare la produzione e garantire i posti di lavoro
Il 10 gennaio scadranno i termini per la presentazione delle offerte di acquisto di Acciaierie d’Italia. I principali interessati sembrano essere gli indiani di Jindal Steel International e gli azeri di Baku Steel, anche se non si esclude la partecipazione dei nordamericani di Stelco e degli ucraini di Metinvest.
Intanto, i tre commissari – Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta, Davide Tabarelli – stanno lavorando alla stabilizzazione produttiva degli altiforni 1 e 4, all’integrazione della cassa integrazione e all’introduzione dello smart working per 2.200 dipendenti. La produzione attuale è di circa 2 milioni di tonnellate, ben al di sotto delle potenzialità dell’impianto.
Il piano di rilancio prevede la rimessa in funzione dell’altoforno 2 e il rifacimento dei crogioli degli altiforni 1 e 2, con l’obiettivo di avere tre altiforni operativi entro il primo trimestre 2026. È prevista inoltre l’installazione di due forni elettrici entro il 2027, che saranno alimentati da preridotto di ferro, per una capacità di 4 milioni di tonnellate.
La situazione finanziaria per l’ex Ilva, tuttavia, resta critica: l’azienda si sostiene con 300 milioni dal patrimonio Ilva, 420 milioni dal prestito ponte del Mef e un prestito di Morgan Stanley di 250 milioni (di cui finora erogati 80 milioni). Questa situazione ha causato ritardi nei pagamenti all’indotto, seppur inferiori rispetto alla precedente gestione ArcelorMittal-Morselli.


