di Angelo Nasuto
Sovraffollamento: i penitenziari italiani, in molte circostanze, mancano l’appuntamento con un’idea di civiltà da perseguire. Urgono riforme
Un segnale forte per un’emergenza italiana che coinvolge la nazione intera. Domenica prossima 27 luglio presso il carcere di Taranto tutti i detenuti osserveranno una giornata di completo digiuno, una sorta di sciopero della fame per sensibilizzare i politici verso la soluzione della piaga del sovraffollamento dei penitenziari. Gli stessi detenuti parteciperanno alla santa messa domenicale, affinché il Signore illumini i politici chiamati ad intervenire.
La problematica riguarda tutta l’Italia e in ogni regione si stanno promuovendo tali iniziative, perché in effetti si tratta di un’emergenza cronica che va avanti da troppo tempo. La situazione è drammatica ed indegna di un paese definito civile, dove nelle carceri c’è degrado e la possibilità di riequilibrio e rieducazione per il recluso, dopo aver commesso un reato, è divenuta quasi impossibile in tali condizioni.
Tra coloro che hanno condannato questa situazione, oltre che l’Europa, ci sono il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il papa, Leone XIV, i quali hanno rilevato il bollettino quasi quotidiano di suicidi, anche tra gli stessi operatori.
E la politica nel frattempo che fa? Nulla di nulla, perché la questione non può entrare di diritto nella cosiddetta propaganda elettorale. Ma ora è arrivato il momento di far sentire forte la propria voce di dissenso, anche perché l’iniziativa dei detenuti a Taranto è supportata da due professionisti di un certo calibro nel campo giudiziario: si tratta dell’avv. Valentina Alberti e del Pubblico Ministero, dott. Stefano Celli, i quali stanno effettuando insieme a tanti loro colleghi un digiuno a staffetta. In tal modo si evince il netto sostegno alla protesta da parte di avvocati e toghe, per fare in modo che con urgenza intervenga la politica con provvedimenti di legge che diano respiro a questo eccessivo affollamento.
A tal proposito esiste la proposta dell’onorevole Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva, che prevede un rafforzamento temporaneo della normativa esistente, la legge Gozzini, che concede 45 giorni di sconto ogni sei mesi di detenzione per buona condotta. L’idea di Giachetti è di portare lo sconto a 75 giorni, con efficacia retroattiva per chi è stato detenuto negli ultimi dieci anni, con l’effetto di una liberazione anticipata.
L’ex vicepresidente della Camera ha spiegato che la proposta deve avere come elemento centrale le retroattività, per rendere immediata l’efficacia della norma, visto che se lo sconto di pena viene calcolato solo a partire da oggi, non si incide sull’emergenza: tutto ciò per liberare subito migliaia di posti e ridurre il sovraffollamento. La questione resta sul tappeto ed è però di urgente soluzione: ne va della civiltà di un paese democratico, dove chi ha sbagliato, commettendo un reato, non può essere trattato come un pezzo di carne da stipare.