Il presidente Convertino: “Sarebbe da stolti regalare ad altri territori ingenti investimenti e piani occupazionali. Farlo in questo particolare frangente storico, poi, con il 90% degli interventi di sostenibilità ambientale degli impianti già effettuati avrebbe del paradossale”
“L’Ilva non va chiusa. Tutt’altro. Va, semmai, ripensata. Rilanciata su basi nuove. Inaugurando nel nostro Paese una diversa stagione di relazioni industriali. Avviando, e portando, finalmente, a conclusione, il tanto agognato processo di decarbonizzazione. In un arco temporale che non superi, complessivamente, i prossimi dieci anni.” Lo afferma in una nota il presidente di Aigi Taranto, Nicola Convertino.
“Sarebbe da stolti regalare, proprio adesso che si stanno gettando le basi per avviare un processo virtuoso, e avere una fabbrica green, ad altri territori ingenti investimenti e piani occupazionali. – Sottolinea – Farlo in questo particolare frangente storico, poi, con il 90% degli interventi di sostenibilità ambientale degli impianti già effettuati avrebbe del paradossale.
Agli ambientalisti, noi di Aigi, diciamo che siamo ambientalisti tanto quanto lo sono loro. Ciò che ci differenzia, alzando muri tra mondi che dovrebbero collaborare invece che guardarsi in cagnesco, sono i tempi e le modalità attraverso cui raggiungere il medesimo obiettivo. Tutte le fasi di transizione dal vecchio al nuovo, i processi produttivi che accompagnano piccole e grandi rivoluzioni culturali, non possono realizzarsi dall’oggi al domani. Pena il loro fallimento. Serve programmarle, e concretizzarle, per tempo.
Serve ripartire dall’Aia confezionata da Governo e parti sociali con le sue 470 prescrizioni. – Si legge nella nota – Serve sedersi attorno ad un tavolo, perché si costruisca tutti assieme un Accordo di Programma. Serve destinare parte dei futuri utili, conseguiti dall’acciaieria, in quella pratica eccellente, replicata in altre parti del Paese e del mondo, che si suole definire capitale sociale.
Serve fare di Taranto il laboratorio nazionale della ricerca e dell’innovazione sui temi di una nuova politica energetica e manifatturiera. Serve una legge speciale per Taranto che acceleri iter autorizzativi sui temi della produzione e dello sviluppo sostenibile. Serve ottenere il riconoscimento giuridico di “Accordo di Sito” per le imprese dell’indotto Ilva.
La decarbonizzazione, via maestra per contemplare i diversi interessi resi manifesti in questi anni dalle comunità locali, tutti legittimi, significa essenzialmente tre cose. Tutela dell’ambiente. Continuità produttiva degli impianti. E auto-sostenibilità economica degli stessi.
Un trittico dal quale non si può più sfuggire. Ma l’uno serve agli altri due; e viceversa. – Conclude Convertino – Bene fa il sindaco di Taranto a chiedere maggiore rispetto per la comunità jonica. La sua è anche la nostra battaglia. Le sue rivendicazioni sono anche le nostre. L’occasione è di quelle storiche, non falliamola. Non si getti il bambino oltre l’acqua sporca. In altri luoghi d’Italia non aspettano altro.”