Taranto, sulla vicenda dell’ex Ilva, sta denotando tutti i limiti di una cultura riformista ormai caduta in disuso. Di una prassi di governo incompiuta. Attenti con gli odiatori a comando. Non hanno soluzioni per il futuro, si accontentano di sfasciare il presente. Il monito di Federico Caffè
Più pancia che testa. Più protagonismo di piazza, da festa lugubre senza canti e balli, che parole accompagnate da responsabilità (e sobrietà di pensiero). Pensando a Taranto, alla sua insoluta prospettiva circa il futuro – e ad un presente sospeso, perennemente, sul margine franabile del quarto d’ora di notorietà – tornano alla mente le considerazioni di Federico Caffè. Su metodi e approcci di governo, ormai, caduti in disuso. “Il riformista – argomentava il grande economista – è ben consapevole di essere costantemente deriso da chi prospetta future palingenesi, soprattutto per il fatto che queste sono vaghe, dai contorni indefiniti e si riassumono, generalmente, in una formula che non si sa bene cosa voglia dire, ma che ha il pregio di un magico effetto di richiamo.”
Già: l’effetto di richiamo, neanche dovessero somministrarci un vaccino che combatti il virus del qualunquismo. Il punto è proprio questo. Pur di conservare – e ingraziarci – la dittatura del like, il “mi piace” che ci disturba, il metadone che lenisce il nostro ego ferito, labile, inseguiamo i profeti di sventura. L’inconciliabilità delle loro invettive con il sudore (e le prediche) del governare quotidiano. La scelta di tenere il Consiglio comunale sull’Ilva prima a porte chiuse, e dopo in presenza di pochi intimi, e’ figlia di una contraddizione non ricomponibile tra il Palazzo e la piazza. Di una babele di linguaggi: inseguiti, ma non conciliabili. Di soggezioni deflagrate. L’industria siderurgica, la nave rigassificatrice già alla canna del gas, le Autorizzazioni Integrate Ambientali che incrociano – e attraversano gli Accordi di programma – sono foglie di fico disseminate lungo il nostro cammino. Celano le nostre inconcludenze, rimandano ad un intero incompiuto.
Viviamo tempi maledettamente complessi. E Taranto, con il semplicismo di alcune soluzioni scambiato per semplificazione, rischia di rimanervi schiacciata sotto. Senza le fatiche del riformismo, le derisioni che si tirano addosso i suoi operai del pensiero, gli odiatori a comando avranno la meglio sui riparatori di destini. Proprio quello che sta accadendo.