Sbaglia chi considera impulsiva, dettata dalle tensioni del momento, la scelta del sindaco di Taranto di dimettersi. Attiene, invece, una decisione ponderata. Pensata da giorni. Che tira in ballo i partiti della sua coalizione di governo più che i dissidenti esterni. Il “caso” PD
La busta è indirizzata all’ambientalismo dei duri e spuri: scomposto e vernacolare; la lettera va recapitata alla maggioranza di centrosinistra. Alla propria parte politica. Le dimissioni shock del sindaco di Taranto, tra le più veloci della storia repubblicana, definiscono una crisi interna più che marcare un distinguo con tutti gli altri. Investe l’inner circle, la cerchia del capo. E sfiora di striscio il mondo esterno. Della serie: guardati dai nemici, ma ancor più dagli amici. Guardati soprattutto dal Partito Democratico, trasformatosi in poche settimane da potenziale perno della coalizione, forza di maggioranza relativa, in spina nel fianco. Manovriero nella lotta, poco pervenuto al governo.
Amministrare così, con queste condizioni, avrà pensato Bitteti, travalica l’eccezionalità del caso tarantino. Per divenire, semplicemente, proibitivo. Impossibile. Non è solo l’Accordo di Programma sull’Ilva a mancare. Manca un accordo di programma, di progetto, di visione complessiva della comunità jonica nelle diverse anime che popolano (e spolpano) il PD. E tra le stesse forze politiche uscite vincitrice dalle Amministrative di maggio scorso. Come si concilia il riformismo cattolico di Giorno con il Giro, giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra! di Contrario? La maglietta indossata da Lenti per la Palestina con la giacca e la cravatta di Lonoce? I fogli che aggiusta sul tavolo l’assessore Gravame, mentre intervengono i referenti delle associazioni ambientaliste, con la gravitas dei momenti dirimenti?
Come si coniugano – e si plasmano – nei territori periferici le indicazioni di Schlein, favorevole ad un’Ilva che resti aperta, de-carbonizzata, con consiglieri comunali del tuo partito che dicono cose diametralmente opposte? Più Contrario che sinonimi. Bitetti ha fiutato tutto questo, dopo soli due mesi dal suo insediamento. E allontanato, almeno per il momento, l’inganno che andava prendendo forma. Tornerà sui suoi passi. Cercando di dotarsi della giusta amalgama. La stessa che, un vecchio presidente del Taranto calcio, era disposto a comprare pur di far vincere la propria squadra.