In un’intervista il Presidente della Regione Puglia si esprime su tre fronti: la nave rigassificatrice, le dimissioni del sindaco di Taranto Piero Bitetti, e il silenzio dei partiti ambientalisti
Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a poche ore dall’incontro a Roma con il ministro Adolfo Urso prende posizione sulla complessa vicenda ex Ilva. In un’intervista rilasciata alla trasmissione Radio Anch’io su Radio Rai 1, poi ripresa da Nuovo Quotidiano di Puglia, il governatore si esprime su tre fronti: la nave rigassificatrice, le dimissioni del sindaco di Taranto Piero Bitetti, e il silenzio dei partiti ambientalisti.
«Siamo ad un passo dalla firma del protocollo o dal fallimento», avverte Emiliano, rilanciando la necessità di un compromesso per avviare definitivamente la transizione verso la decarbonizzazione degli impianti siderurgici.
Ma è sul fronte politico che le sue parole pesano come pietre. Il presidente prende le distanze nette dal sindaco dimissionario Bitetti: «Abbiamo sopportato in questi anni insulti, parolacce, minacce. – riporta il Quotidiano – C’è un gruppo consistente di tarantini che odia la fabbrica perché ha portato lutti nelle loro famiglie ed è ovvio e legittimo che ne chiede la chiusura ma chi è chiamato a decidere deve tenere conto che bisogna uscire da questa vicenda cercando di dare a tutti il giusto indirizzo». Un messaggio diretto, quasi un monito, all’ex primo cittadino che ha lasciato il suo incarico travolto dalle proteste.
Emiliano esprime cautela sulla possibilità che Bitetti possa ritirare le dimissioni: «Non so se le sue dimissioni possano rientrare. Ma è chiaro che un sindaco non può affrontare da solo un problema che riguarda Governo e opposizione. Non può confrontarsi fisicamente senza le giuste tutele delle forze dell’ordine con un gruppo di persone che soffre nella propria carne un dolore non gestibile da nessuno».
Il Governatore è entrato poi nel merito della questione gas, che negli ultimi mesi ha spaccato la città. «Ci siamo bloccati sulla questione della nave rigassificatrice che è diventata un totem. In realtà si tratta solo di un impianto che riscalda il gas per renderlo utilizzabile. – prosegue l’intervista – Non è inquinante, ma certo è potenzialmente pericoloso, come tutti gli impianti del genere. Ma anche questo totem è stato superato. Gli approfondimenti tecnici effettuati ci consentirebbero nel tempo di far arrivare in altri modi il gas necessario alla completa decarbonizzazione, un processo che dura sette/otto anni e non si raggiunge dall’oggi al domani come qualcuno potrebbe pretendere».
E se da un lato difende la necessità dell’accordo col Governo, dall’altro attacca apertamente i partiti che, secondo lui, si sono tirati indietro nel momento decisivo. «C’è un silenzio, direi inopportuno, dei Verdi e del Movimento 5 Stelle», denuncia Emiliano. E rincara la dose: «Il Movimento 5 Stelle, quando era al governo con Draghi, ha finanziato i forni elettrici a tecnologia DRI tramite il PNRR. Quindi aveva sposato la linea della decarbonizzazione».
Con la firma del protocollo, Emiliano e Urso restano gli unici due attori istituzionali a tenere il timone della trattativa. L’accordo, secondo Emiliano, rappresenta l’ultima occasione per tenere insieme lavoro, salute e transizione ecologica in un territorio lacerato. Una partita che si gioca tutta nelle prossime ore. E che, senza l’appoggio pieno delle forze politiche, rischia di trasformarsi nell’ennesimo capitolo irrisolto della questione Taranto.