Un giornale è un’infrastruttura culturale. Persegue un’idea di società. Fa le pulci al potere, chiunque lo eserciti. In caso contrario si trasforma in altro: in megafono, lautamente compensato, di verità compromesse. Fa quel che devi, accada quel che può. Con il deficit di autorevolezza che si vede in giro, ci sia consentito prendere in prestito la frase di Gaetano Salvemini
Sembra ieri e, invece, sono passati la bellezza di quattordici anni. Un periodo tutt’altro che breve, se si considera l’ambito d’azione. Il contesto generale. L’aridità di un territorio a disagio con le novità. Un tempo dalla temporalità porosa; e dagli spazi vuoti. Che sembra voler cancellare le tracce di certi passaggi. Violando la memoria dei significati. CosmoPolis è il giornale della città. Così dicono. Cosi amano ripetere in molti. Bontà loro. Di una Taranto mediterranea, ci permettiamo di aggiungere. Orfana di un foglio cartaceo, che la rappresenti, da oltre un decennio ormai. Alimentandone debolezze progettuali e ambiguità culturali. Un foglio di critica meditata, diverso, un’infrastruttura del pensiero. Con l’ambizione di orientare il dibattito pubblico. Convinti assertori di una libertà che s’impari con la libertà.
Vicino agli ultimi, contro il potere: chiunque dovesse esercitarlo. Perché un giornale che amoreggia con i potenti di turno smette di essere tale. Viola la propria missione. Si trasforma in megafono, lautamente ricompensato, di verità compromesse. Nella crisi dell’editoria – e di un’informazione che ha rinunciato a fare opinione – la nostra realtà è cresciuta di anno in anno. E, in quello appena conclusosi, ha sfiorato i 63 milioni di utenti unici. Più dell’intera popolazione italiana. Un risultato inimmaginabile anche per noi: inguaribili ottimisti dalla comprovata fede laica. La strada da compiere è ancora lunga e irta di difficoltà.
Una storia di futuro, così ci piace immaginare la traiettoria del nostro (e vostro) giornale. Dalle radici forti; dalle prospettive risolute. C’è una frase che Gaeteano Salvemini usava spesso, elevandola a compagna di lotte. Fai quel che devi, accada quel che può. La prendiamo in prestito, se ci è consentito, con la promessa di sentirci meno soli nei momenti delle scelte. Nell’ora che non contempla appelli. Raccontare, interrogare (e interrogarsi), analizzare. Il giornalismo delle soluzioni. Sempre meglio che lavorare. Buon compleanno, CosmoPolis.


