Secondo uno studio della Uil, tra i comuni in cui i cittadini pagano di più per i rifiuti ci sono anche Brindisi e Barletta
La tassa sui rifiuti continua a crescere e a pesare in modo diseguale sulle tasche degli italiani. È quanto segnalato dallo studio svolto dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil sulla Tari 2025. L’indagine fotografa un Paese spaccato in due: da una parte i territori dove la gestione dei rifiuti è più efficiente e le bollette restano contenute, dall’altra – soprattutto nel Mezzogiorno – città dove il costo del servizio aumenta di anno in anno senza che a ciò corrispondano miglioramenti evidenti.
Nel panorama nazionale, la Puglia emerge come una delle regioni maggiormente penalizzate. Secondo i dati UIL, Brindisi è la seconda città più cara d’Italia nel 2025, dopo Pisa, con una TARI media annua di 529 euro per una famiglia tipo. Seguono Barletta (517 euro) al sesto posto e Taranto al settimo posto che registra un costante incremento della tassa negli ultimi cinque anni, passando da 354 euro nel 2020 a 509 euro nel 2025. Una crescita che racconta le difficoltà croniche della gestione dei rifiuti
Anche Bari, pur non rientrando nella “top ten” delle città più care, presenta un valore elevato: 435 euro, quasi 100 euro in più rispetto alla media italiana.
“Le forti differenze tariffarie tra territori sono il risultato di scelte politiche sbagliate e di un sistema di gestione dei rifiuti frammentato e diseguale. – si legge nel report della Uil – Ad esempio, in molte aree, come il Mezzogiorno ma non solo, la cronica carenza di impianti di trattamento e riciclo costringe i Comuni a trasferire i rifiuti fuori territorio, generando extracosti nelle bollette di famiglie e imprese. In questo contesto, il Pnrr poteva essere un’occasione storica, ma lo stato di attuazione delle misure è ancora disomogeneo e, in molti casi lento. In tali condizioni, nessuna riforma tariffaria potrà produrre effetti reali sulla riduzione della TARI.”


