Potevamo – e possiamo – chiedere, ma non lo facciamo. Perché insulsi. Perchè non all’altezza del compito assegnatoci. Perché abbonda la classe indisponente e latita la classe dirigente. La nostra singolarità retrocessa a stranezza del giorno per giorno
Taranto è città parecchio singolare. Di una singolarità riconoscibile ma non sempre riconosciuta. Complici le sue insulse classi dirigenti – di ieri e di oggi, senza soluzione di continuità – vive un presente anonimo. Un destino anodino. Se così non fosse, la propria questione ambientale avrebbe smesso da tempo l’abito della vicenda irrimediabile. Segnata per sempre. Impossibilitata nel mutare passo e senso di marcia. E chiesto rispetto, soluzioni non consuetudinarie. Diverse. Speciali, perché speciale è la situazione in atto.
Taranto è l’unica città italiana che avrebbe potuto pretendere ieri, non soltanto oggi, il riconoscimento giuridico di “No Tax Area” per il proprio territorio. Una defiscalizzazione totale per i prossimi dieci anni: per i redditi più poveri; per le imprese che volessero investire in ricerca e innovazione. Dando dimostrazione di poter cambiare, in profondità, lo schema economico e produttivo sin qui imperante. L’alto prezzo di vite umane – e malattie impronunciabili – pagato dal popolo tarantino non ha eguali, nelle proporzioni e nella impunita recidività, altrove. In nessuna altra area del Paese.
Qui la condotta di uno Stato arruffone, avulso al ruolo, ha sperperato 13 miliardi di euro in prestiti (e mance) in appena un decennio. Con risultati deludenti: l’industria siderurgica cade a pezzi, in fabbrica non è difficile incontrare la morte, il lavoro latita nelle maglie sempre più strette di un cassa integrazione divenuta la regola e non più l’eccezione, la povertà avanza. Un disastro senza prove d’appello. Totale. Taranto avrebbe potuto, dicevamo. Ma non l’ha fatto. Non l’ha neanche pensato. Parlamentari, consiglieri regionali, sindaci sin qui succedutisi, hanno tutt’al più la vocazione per l’amministrazione dei condomini. Conoscono le tabelle millesimali, ma ignorano le tabelle di marcia dei popoli. I loro bisogni. Non annusano il futuro. Che, per sua intima ammissione, rifugge da personalità banali. E letture semplicistiche.


