di Rosa Elenia Stravato
Dalle origini del “Festival della Canzone Italiana” al conto alla rovescia per il 2026
Quando si pensa al nostro Paese, oltre ai soliti clichè, qualcuno inciampa in un Festival che racconta la nostra grande tradizione musicale ma anche televisiva. Sono mesi, del resto, che si avvicendano rumors e inseguono annunci da parte di Carlo Conti, direttore artistico del Festival della Canzone Italiana. Il Festival di Sanremo non è soltanto una competizione musicale: è un’istituzione culturale che ha accompagnato e raccontato l’Italia moderna. Nato nel 1951, fin dalle sue prime edizioni il Festival si proponeva di dare voce alla canzone leggera italiana, presentandola in uno spettacolo che univa musica, costume e televisione. È da qui che nasce l’immagine iconica della musica italiana nel mondo: un palcoscenico capace di trasformare melodie e testi in simboli di un’identità collettiva, esportata e apprezzata ben oltre i confini nazionali.
La prima edizione si tenne nei saloni del Casinò di Sanremo, subito proclamando vincitrice Nilla Pizzi con “Grazie dei fior”, una canzone che ancorava il Festival alla realtà sociale e sentimentale del dopoguerra. Negli anni successivi, Sanremo divenne continuamente specchio delle trasformazioni musicali italiane e piattaforma di lancio per artisti destinati a grandi carriere. Nel 1958, Domenico Modugno portò al successo mondiale “Nel blu dipinto di blu” (meglio nota come Volare), consacrando il Festival come luogo di innovazione e popolarità internazionale. Nel tempo, l’evento ha saputo rinnovarsi, abbracciando nuove sonorità, tecnologie e modi di fruizione. L’avvento della televisione e, più tardi, dei social ha trasformato Sanremo in una manifestazione sempre più partecipata, non solo dai telespettatori italiani, ma anche da un pubblico globale curioso di scoprire la scena musicale italiana. É innegabile infatti che il format sanremese sia servito da modello per molte competizioni europee, incluso l’Eurovision Song Contest. Il Festival continua a essere un appuntamento annuale imperdibile. Negli ultimi anni, le vittorie hanno raccontato non solo gusti musicali diversi, ma anche il cambiamento generazionale dell’Italia. Tra i trionfatori recenti ricordiamo: nel 2020, il tarantino Diodato con Fai rumore, un brano intenso che parla di relazioni e assenze. Il 2021 ha portato i Måneskin con Zitti e buoni, alla vittoria del Festival e al trionfo in Europa all’Eurovision, rilanciando il rock italiano nel mondo; nel 2022, Mahmood & Blanco con Brividi, canzone dalle sonorità contemporanee e dal grande impatto emotivo. Il 2023 ha visto sul podio Marco Mengoni con Due vite, confermando un’artista amato da generazioni diverse; nel 2024 Angelina Mango con La noia ha celebrato il ritorno di una voce femminile sul gradino più alto dopo un decennio.
Ultimo trionfatore nel 2025 Olly, giovane talento, con Balorda nostalgia. Questi successi non sono solo numeri bensì canzoni che risuonano nelle playlist italiane e internazionali, contribuendo a diffondere il nome di Sanremo e della musica italiana nel mondo contemporaneo. Ma il toto-vincitore 2026 è già partito, come il Fantasanremo, del resto. L’edizione alle porte si prepara ad accendere ancora una volta le luci del Teatro Ariston dal 24 al 28 febbraio 2026, con un cast che fonde artisti affermati e nuove promesse. Tra i nomi annunciati spiccano esempi di continuità e innovazione: da artisti storici come Masini a giovani talenti quali Leo Gassmann e Tredici Pietro, insieme a figure che richiamano le tradizioni musicali italiane. Una delle novità più alte è la partecipazione di Laura Pausini come conduttrice, artista che proprio a Sanremo deve una parte della sua storia dopo aver vinto nel 1993 come “Nuovo Talento” con La solitudine, e che ora torna sul palco dell’Ariston con emozione e orgoglio. Appare, quindi, evidente che il Festival di Sanremo continua a essere un emblema della creatività italiana, un luogo dove la canzone d’autore si fonde con le nuove tendenze e dove la cultura musicale nazionale si apre alle influenze internazionali. È un evento che racconta l’Italia nel suo divenire: dalle ballate sentimentali alle esplosioni rock, dalle collaborazioni più imprevedibili ai brani che diventano colonna sonora di vite e stagioni. In questo senso, Sanremo non è solo un concorso: è un rituale collettivo che ogni anno invita il Paese a cantare, riflettere e, spesso, guardare oltre i propri confini.


