di Rosa Elenia Stravato
Dal coraggio di essere se stessa alla forza di raccontare il mondo: un’eredità di pensiero e narrativa che sfida le convenzioni
Michela Murgia, scomparsa prematuramente nel 2023, ha rappresentato una delle voci più coraggiose e originali del panorama letterario e culturale italiano contemporaneo. Scrittice, intellettuale, ma anche e soprattutto una donna che ha saputo mettere in discussione le convenzioni, riscrivendo le regole del racconto e della percezione sociale, ha lasciato un’eredità di pensiero e di scrittura che continuerà a riecheggiare nei decenni a venire. Nata a Cabras, in provincia di Oristano, nel 1972, Michela Murgia è cresciuta nell’isola che sarebbe diventata la sua principale fonte di ispirazione. La Sardegna, con i suoi paesaggi selvaggi e le tradizioni radicate, ha plasmato il suo immaginario e le ha conferito quella forza dirompente che la caratterizzava, e che ritroviamo in tutte le sue opere. La sua formazione accademica, che include gli studi in teologia, un campo apparentemente distante dalla narrativa, ha però contribuito a conferire profondità alla sua scrittura.
Da questa fusione di esperienze, Murgia ha costruito una visione del mondo unica, in grado di unire il sacro e il profano, la spiritualità e la materialità. Il suo esordio letterario arriva nel 2006 con il romanzo Il mondo deve sapere, che esplora le difficoltà delle persone in sovrappeso, trattando un tema sociale con un tono fresco e ironico, ma anche profondo. Ma è nel suo secondo libro, Accabadora (2009), che Michela Murgia conquista il grande pubblico e la critica. Con questo romanzo, che le valse il Premio Campiello, Murgia racconta una Sardegna rurale, radicata nella tradizione, ma anche in fermento, sospesa tra la morte e la vita, tra il passato e il presente. Il tema della morte, della “buona morte” e dell’accompagnamento verso la fine, viene trattato con una delicatezza che sfiora il sacro, eppure senza rinunciare alla critica sociale. Il pensiero della Murgia ha sempre avuto una connotazione di rottura. La sua scrittura e il suo impegno pubblico si sono distinti per la visione anticonformista che le donne debbano essere libere, non solo nei gesti, ma anche nei pensieri. Ha spesso parlato del corpo delle donne come di un luogo di resistenza e di affermazione dell’identità, rifiutando qualsiasi imposizione sociale. Se i suoi romanzi offrono uno spunto di riflessione sul ruolo delle donne nella società, le sue apparizioni in pubblico erano spesso un invito a non limitarsi a ruoli predefiniti, ma a costruire una libertà autentica, anche a costo di scombinare il tradizionale ordine delle cose. Attraverso i suoi interventi politici e le sue riflessioni, ha sempre cercato di dare voce a una società che fatica a riconoscere le donne non solo come soggetti di cura, ma come individui complessi, pieni di contraddizioni, desideri e sogni.
Murgia ha parlato di femminismo in modo intelligente, mai retorico, ma invece rivoluzionario nella sua essenza: le donne non sono un altro da sé, sono se stesse, nella loro totalità. A pochi mesi dalla sua morte, Michela è diventata una figura simbolo di quel cambiamento che le donne hanno intrapreso nel corso degli ultimi decenni. La sua immagine di donna è stata forte, luminosa, ma mai conformista. Non ha mai temuto di esprimere opinioni controcorrente, di entrare nel dibattito pubblico per lanciare sfide al sistema. La sua morte ha segnato la fine di un’epoca, ma la sua figura continua a vivere nel cuore di chi ha apprezzato la sua scrittura e il suo pensiero. Michela Murgia è stata una donna che ha saputo usare la letteratura per cambiare il corso della storia, per scrivere una nuova narrazione del femminile e per donare alla società una visione inedita di sé stessa. Nel romanzo
L’incontro, pubblicato nel 2022, Michela Murgia raggiunge una delle sue vette narrative più alte. Questo lavoro, in cui la scrittrice esplora le dinamiche di un incontro umano tanto breve quanto intenso, esamina il concetto di relazione nell’era contemporanea, tra desiderio, solitudine e la ricerca di un’umanità condivisa. L’incontro non è solo un titolo, ma un concetto chiave che attraversa l’intero libro, esplorando come due persone possano, nel corso di pochi giorni, trasformarsi l’una per l’altra, entrando in contatto con la propria verità più intima. L’autrice affronta le difficoltà del rapporto umano, il gioco di maschere e disvelamenti che accade quando due persone si incontrano in un contesto apparentemente banale, ma che si rivela straordinario nelle sue implicazioni. Un’opera che, come in tutti i suoi libri, mischia realismo e simbolismo, e che lascia il lettore con il senso di un’esperienza che va oltre la trama, penetrando nel cuore delle relazioni umane. Michela Murgia è stata una scrittrice che ha fatto della sua vita una riflessione continua sul potere della parola e sull’urgenza di riscrivere la narrativa collettiva, abbattendo le barriere delle convenzioni e sfidando l’idea che esista un solo modo di raccontare il mondo. La sua morte ha lasciato un vuoto, ma anche una ricca eredità di pensiero, di scrittura e di lotta.
L’immagine di Michela Murgia come donna indomita, capace di svelare verità scomode, vivrà attraverso le sue opere e nel cuore di chi crede che la letteratura possa essere strumento di cambiamento e di emancipazione. La sua voce continua a fare rumore.


