di Maria D’Urso
Aumentano le criticità con la riduzione della spesa comunale. Siamo in ritardo con Il Piano Sociale di Zona. Non abbiamo uno screening cittadino dei senzatetto. Molte le cose da fare, ma la coperta diviene sempre più corta
Si taglia ancora. Sembrerebbe essere la necessità delle amministrazioni comunali, quando sono in affanno e i conti non quadrano. Come è accaduto anche a Taranto, che ieri ha approvato il Bilancio di Previsione 2026/2028. Quest’ultimo è il documento contabile dell’Ente civico che riguarda la gestione delle entrate, delle spese correnti e in uscita. Come anticipato martedì scorso, dal sindaco Piero Bitetti prima della votazione del DUP (Documento Unico di Programmazione), dal momento che il Bilancio presenta “forti criticità e rigidità” nei prossimi anni le spese dovranno essere essenziali. Motivo per cui sarebbero stati effettuati dei tagli, a diversi capitoli: dall’Istruzione, alla Sanità, passando ai Servizi Sociali.
Cosa è stato calcolato
Tra le ristrettezze economiche, applicate anche ai Servizi Sociali, emerge che nel Bilancio precedente erano stati previsti circa 58,5 milioni di euro. Invece, in quello che entrerà in vigore nel triennio 2026–2028 sono stati previsti 49,8 milioni, registrando dunque una riduzione di circa 8,7 milioni. Fondi che, sommari a quelli regionali e statali, dovrebbero essere programmati nel Piano di Zona dei Servizi Sociali, che ha una durata di tre anni.
Piano Sociale di Zona Taranto: a che punto siamo?
Il Piano di Zona dei Servizi Sociali è lo strumento strategico e programmatorio triennale (introdotto dalla Legge 328/2000) con cui le amministrazioni comunali e le ASL pianificano, integrano e gestiscono gli interventi sociali nel territorio. È il documento con cui si definiscono le priorità, le risorse, i servizi (anziani, disabili, minori, povertà) e le modalità per rispondere ai bisogni della cittadinanza. Tuttavia, consultando il sito ufficiale dell’Ente civico, il Piano Sociale di Zona di Taranto scaricabile risale al 2022/2024. Fonti vicine all’amministrazione riferirebbero che dovrebbe essere aggiornato entro quest’anno, in base alla corretta applicazione dei fondi regionali.
Il welfare oltre la Puglia
Andando oltre Regione, inevitabilmente la situazione cambia. Infatti, consultando i diversi siti istituzionali, si nota come la situazione nel Nord Italia sia completamente diversa: a Milano, con l’inizio del 2025, ha preso avvio la nuova programmazione Sociale Zonale 2025/2027. Qui, nello specifico, i servizi riguardano oltre 3,5 milioni di abitanti, ed è suddiviso in 17 Ambiti Territoriali, nei quali i 193 Comuni hanno deciso di associarsi per sviluppare risposte congiunte ai bisogni assistenziali della popolazione. Per ciascun ambito è stato sottoscritto un Accordo di programma, da parte di tutti i sindaci, dei direttori generali delle ASST di riferimento. Anche a Bologna il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali per il triennio 2024–2026 risulta strutturato in modo organico, mentre a Firenze il Piano di Inclusione Sociale è aggiornato al 2025. Anche la città di Torino ha attivato un Piano di Inclusione Sociale e sul sito, in diverse sezioni dedicate al Pnrr è possibile consultare i molteplici bandi attivi. Il Piano Sociale di Trento è aggiornato al 2023/25, e in oltre 196 pagine, vengono descritti punto per punto tutte le azioni messe in campo dall’amministrazione comunale. Nella città italiana, in cui si vive meglio secondo il Sole 24Ore, sono stati istituiti emerge la centralità dell’analisi dei bisogni del territorio, l’integrazione tra servizi sociali e sanitari e l’attenzione alle situazioni di fragilità e grave marginalità. Si pensi, infatti, al “Tavolo per l’inclusione sociale in favore delle persone in situazione di emarginazione” istituito dalla Giunta provinciale n. 2200 il 14 dicembre 2017, ma già attivo dal 2007, che osserva, analizza e individua aree scoperte e formulazione di proposte e agisce in sinergia con lo “Sportello Unico per l’accoglienza delle persone senza dimora”. Quest’ultimo, avviato nel novembre 2014 e poi istituito attraverso l’Accordo volontario di Obiettivo, offre un punto di ascolto e di orientamento ai servizi, garantisce omogeneità nelle procedure di accoglienza attraverso modalità e criteri di accesso uniformi e promuove la raccolta dei dati.
Screening senza tetto: a Taranto?
Taranto, attualmente, non si avvale di uno screening dei soggetti senza dimora. Tuttavia, di recente è stata istituita una via virtuale chiamata “Via Città di Taranto”. È un indirizzo postale, speciale, istituito dal Comune per i senza tetto che consente di ricevere posta e accedere ai Servizi sociali. In questa via “risiedono” 291 persone anche se, non tutti, accettano di essere smistati e accolti nelle strutture. Attualmente sono circa quaranta gli homeless ospitati in tre realtà cittadine: 9 nell’alloggio sociale del Comune a Lama, 22 nel centro di accoglienza notturno della Caritas Diocesana e meno di 10 all’associazione benefica Abfo. Resta l’amarezza sul fatto che non si disponga di una reale contezza complessiva del fenomeno di marginalizzazione, che una parte delle persone senza dimora rischia di restare ai margini dei percorsi di aiuto, non intercettata in modo strutturato dai servizi e, quindi, non pienamente supportata nei bisogni sociali e sanitari.


