Si tratta di un invito al confronto aperto e al dibattito, dettato dalla grande stima nei confronti della professionista, in risposta alle sue proposte di nazionalizzazione degli impianti e, soprattutto, ai relativi interventi di bonifica e riqualificazione territoriale
Il Comitato dei cittadini e lavoratori Liberi e Pensanti, a seguito del recente servizio sulla cronistoria degli impianti ex Ilva realizzato dalla giornalista Milena Gabanelli, le ha indirizzato una lettera aperta. “Un invito al confronto aperto e al dibattito, dettato dalla grande stima nei confronti della professionista Gabanelli” in risposta alle sue proposte di nazionalizzazione degli impianti e, soprattutto, ai relativi interventi di bonifica e riqualificazione territoriale.
Si riporta, di seguito, la lettera dei Cittadini Liberi e Pensanti: “Le scriviamo dalla città dell’ex Ilva. Da lavoratori di quello stabilimento, che in tanti presumono di conoscere, ci permettiamo di segnalare che per conoscere gli impianti, i reparti, le strade, i binari, i nastri trasportatori e le palazzine di servizio che si sviluppano su quindici milioni di metri quadrati e, soprattutto, per prendere atto delle reali condizioni in cui versano, bisogna entrare in quello stabilimento e percorrere quei chilometri, cosa consentita, solo a chi ci lavora, non di rado, non del tutto. Pensi, per farle un esempio, che anche i custodi giudiziari, nominati nel 2013 dal Tribunale di Taranto per rendicontare lo stato di avanzamento dei lavori per la nuova Aia concessa, relazionarono di avere difficoltà a raggiungere gli impianti nei tempi e nei modi stabiliti dalla magistratura. Quello che diciamo nella presente è documentabile, in gran parte contenuto negli atti del processo Ambiente Svenduto. Le parliamo senza presunzione ma con consapevolezza delle condizioni reali di ciò che resta degli impianti, dei rischi personali e del rischio di incidente rilevante ai quali ogni giorno siamo esposti, in nome di un Pil su cui già nel 2018, secondo le stime dello Svimez, l’attività dell’ex Ilva era di un solo punto, a fronte della strategicità proclamata e che in realtà già traballava sul mercato, al punto da necessitare di uno scudo penale per stipulare il contratto di affitto con Arcelor Mittal. Per la stima che nutriamo nella sua professionalità ci piacerebbe confrontarci con lei sulla ricostruzione della storia del siderurgico. Concordiamo che la politica sia responsabile del disastro in cui versiamo ma, vivendo la fabbrica dall’interno, abbiamo contezza che il tempo dell’ingerenza risalga a ben prima del 2015 a cui lei fa riferimento”.
“È verissimo anche – proseguono nella missiva – che la magistratura abbia fatto il suo lavoro, per noi il sequestro del 2012 segna addirittura lo spartiacque oltre il quale la vertenza Ilva diventa finalmente pubblica. Ci piacerebbe, proprio per questo, approfondire con lei cosa sia accaduto, dopo quanto deciso in conferenza dei servizi, indetta nella stessa giornata del 26 luglio al ministero dell’Ambiente. Ci piacerebbe soffermarci con lei sul bilancio complessivo del siderurgico, negli anni, ma valutando l’emorragia del capitale umano più che dei milioni di euro. Dal 2012 ad oggi, 11 operai morti mentre svolgevano il loro lavoro in fabbrica. Ma anche prima i dati non scherzano. Senza alcuna polemica ma con l’esigenza di far luce sui danni prodotti nei decenni precedenti il sequestro e sulle scelte infauste negli anni successivi, ci piacerebbe incontrarla. Vorremmo provare a rispondere alla sua domanda su cosa manchi allo Stato che dovesse occuparsi di rimettere in piedi quella fabbrica: a nostra cognizione manca la materia prima, non c’è una fabbrica da risanare, c’è un sito industriale immenso, fatiscente e ad alto rischio di incidente rilevante, un sito in cui è compromesso capillarmente e gravemente ogni anfratto terracqueo e, intorno ad esso, la salute di ogni residente.
“Vige ancora il divieto di pascolo e coltivazione nel raggio di 20 Km dal siderurgico … Non esiste un angolo che non sia da bonificare e pare, per stessa voce dei commissari, che la bonifica non produca ricchezza quindi manca anche la volontà di bonificare. Sono infiniti gli aspetti che si mescolano all’intricata vicenda giudiziaria e alla “semplice attività produttiva” sui quali siamo interessati sinceramente a riflettere insieme. La invitiamo, pertanto, con la massima umiltà a partecipare all’incontro che come ogni anno, la mattina del 1 Maggio precede il concerto che dal 2013 organizziamo a Taranto affinché, dopo lo squarcio aperto dalla magistratura su una realtà drammatica, non calasse nuovamente il sipario. Accettando il nostro invito avrà modo di ascoltare le testimonianze dirette di operai, cittadine e cittadini, associazioni ed esperti che da anni fanno contro-informazione, presidiano le scelte pubbliche, studiano i documenti, presentano esposti giudiziari che puntualmente ottengono ascolto e giustizia nei Tribunali ma non nelle sedi istituzionali” concludono così la missiva indirizzata a Gabanelli. (Crediti foto Wikipedia)



