Guacci (UPALAP): “Basta monoculture. Cultura e patrimonio sono industria. Servono 20.000 posti stabili, non contributi a pioggia”
A margine della prima giornata del Forum organizzato da CONFARTIGIANATO, il Presidente UPALAP Giorgio Guacci interviene sui dati presentati e lancia una proposta netta per uscire dalla crisi.
“Abbiamo guardato in faccia i numeri. (Dati Ufficio del Lavoro al 31.01.2026) :46.000 disoccupati/inattivi contro 42.000 occupati; Il 42% dei laureati, circa 1.700 ogni anno, non torna; Artigiani e commercianti – dichiara Guacci- cessano le attività e l’indotto della grande industria e del porto soffre. Una crisi che sembra irreversibile”, “Eppure oltre 2 miliardi da PNRR, CIS, JTF, Fondi di Coesione, Giochi del Mediterraneo e Fondi Europei sono arrivati e, in parte, già spesi. Creano solo lavoro transitorio perché destinati a infrastrutture, tutte utili, ma scollegate da una strategia sugli asset del territorio”.
La posizione UPALAP – fanno sapere – è quella di dire no alle monoculture, sì all’industria della cultura.
“Taranto – prosegue Guacci – non può più permettersi una monocultura, che sia d’acciaio o di sola assistenza. La mappatura, settore per settore, deve includere Cultura e Patrimonio non come capitoli di spesa, ma come settori industriali a 360 gradi”.
“Il MArTA non è solo un museo: deve generare indotto logistico, servizi digitali, trasporti, accoglienza professionale. La riqualificazione dell’Isola Madre non è solo restauro: è edilizia specializzata, il più grande cantiere d’Europa per i prossimi vent’anni, capace di dare lavoro stabile a migliaia di operai e artigiani. L’archeologia industriale, sull’esempio della Ruhr, può convertire spazi dismessi in poli tecnologici e culturali, salvaguardando l’identità operaia e accompagnando la transizione energetica”.
“Servono 20.000 posti stabili. Ci serve la decontribuzione per le imprese che investono in ospitalità e restauro monumentale, creando i presupposti per rendere appetibile investire nella nostra Città. Servono regole chiare e incentivi legati a target occupazionali reali, settore per settore: industria, mitilicoltura, cantieristica, porto e retroporto, turismo, cultura, con università autonoma”, sottolinea il Presidente UPALAP.
“Riconvertire una città industriale attraverso la cultura non è un’utopia romantica. Bilbao e Pittsburgh l’hanno già fatto. Il punto non è ‘fare qualche mostra’, ma trasformare il patrimonio in un’industria che generi stipendi. Per farlo servono queste condizioni: infrastrutture come l’aeroporto di Grottaglie passeggeri, con logistica integrata dei trasporti e viabilità; ricettività, con un piano strategico di edilizia turistica; formazione per riconvertire le competenze; bonifiche ambientali e diversificazione industriale.
L’offerta del ‘Prodotto Taranto’, grazie al sistema crocieristico e ai prossimi Giochi del Mediterraneo, con il turismo religioso e archeologico, è un’ottima ‘cartolina’ per il territorio; la scommessa sono i soggiorni lunghi che lasciano ricchezza alla Città”.
L’appello: concertazione, non provvidenze calate dall’alto. “La cultura è l’infrastruttura immateriale che darà stabilità ai 20.000 posti che rivendichiamo. Il sistema delle imprese, le organizzazioni dei lavoratori e gli ordini professionali devono dire alla politica quale strada prendere.Legare gli incentivi ai posti di lavoro veri, non alle promesse. Semplificare sul serio”, conclude Guacci.
“È una questione di visione. È una questione di orgoglio. Fra poco sulla terra lavorerà solo il 20% della popolazione e i problemi saranno mondiali. Taranto può funzionare da pioniera. Creiamo un gruppo di persone pensanti e proponiamo azioni, non più parole”.
Taranto può farcela, se… ci si affida a chi ha visione e capacità di pianificare strategicamente e si esce dalla mediocrità diffusa in cui versa la Città.
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