di Fabrizio Guacci
Il crescente interesse di Turchia e Russia per il Mediterraneo. L’Italia, il maggior Paese mediterraneo d’Europa, invece se ne sta a guardare
Per Russia e Turchia il Mediterraneo non è un interesse moderno o addirittura occasionale, è una costante storica. La Russia ha sempre cercato di conquistare un accesso stabile ai mari caldi, ossia a rotte navali non condizionate dai ghiacci del Nord e capaci di proiettarne la potenza verso Europa, Medio Oriente e Nord Africa. La Turchia, dal canto suo, considera il Mediterraneo orientale come il naturale prolungamento della propria sicurezza e della propria influenza regionale.
Per Mosca, il Mediterraneo è stato per secoli un obiettivo geopolitico prima ancora che militare; infatti, dall’impero zarista all’URSS e all’attuale Federazione a guida Putin, la logica è rimasta simile: uscire dalla “gabbia” geografica per contendere all’Occidente spazi di manovra. In questa prospettiva, la base di Tartus in Siria ha avuto per tempo un valore operativo significativo, essendo per anni il cardine della presenza navale russa nel Mediterraneo. Oggi, tuttavia, dopo la caduta del regime siriano a guida Bashar al-Assad, la roccaforte della Russia è venuta meno, in quanto il Governo di transizione siriano ha, per quanto noto, rescisso i contratti con Mosca causando il progressivo abbandono della Marina russa.
La Turchia punta ad essere la potenza decisiva nel Mediterraneo orientale. Negli ultimi anni ha rafforzato significativamente la sua marina oltre ad aver continuato ad imprimere la sua influenza sul Medio Oriente, rimarcando il suo ruolo storico imperiale. Pur restando un membro della NATO, cerca un’autonomia strategica che spesso conduce a tensioni con i suoi partner occidentali.
In questo quadro, c’è un’altra variabile che è destinata a pesare sempre maggiormente: l’Artico. La Russia guarda con crescente interesse a quel teatro, in cui si svolgerà con ogni probabilità la sfida futura globale per risorse, rotte commerciali e competizione militare. Dopo il 2022, Mosca ha attribuito all’Artico sempre più importanza: lì si concentrano la Northern Sea Route, le risorse energetiche e una porzione cruciale della sicurezza strategica russa. Va considerato tuttavia, che, almeno in questa fase, l’Artico non può rimpiazzare il Mediterraneo, dato che è in quest’ultimo che l’ex URSS può ancora incidere sugli interessi e sulla sicurezza di europei e alleati atlantici.
Per l’Occidente la lezione è chiara: Russia e Turchia agiscono con interesse crescente verso il Mediterraneo, con logiche diverse ma convergenti in un punto: entrambe hanno capito che chi influenza questo mare influenza anche gli equilibri europei.


