Che storia i Giochi dopo i Giochi. Ci sarebbe anche una società americana, californiana per la precisione, interessata alla gestione degli impianti sportivi. No di uno soltanto, ma di tutti quanti assieme. La politica deciderà il da farsi nelle prossime settimane. Certe folgorazioni, consumate lungo la via che porta allo stadio Iacovone, potrebbero subire un brusco ridimensionamento. Il ruolo della Fondazione del Mediterraneo
C’è lo zio d’America per i Giochi dopo i Giochi? Una società americana, californiana per la precisione, interessata nello gestire l’impiantistica sportiva una volta che sarà calato il sipario sull’evento internazionale di agosto prossimo. No una struttura, ma tutte assieme. No un impianto, ma tutti gli impianti. Lo stadio Iacovone. Lo stadio del nuoto. Il Centro Magna Grecia. Il PalaRicciardi. Il PalaMazzola. Piatto ricco, mi ci ficco. La manifestazione d’interesse ha varcato la porta di Palazzo di Città nei giorni scorsi, poco prima che scadessero i termini fissati per legge.
I tecnici, la politica, stanno valutando il da farsi. Assieme alla Fondazione del Mediterraneo che, secondo alcuni rumors, fungerebbe da ponte tra le due sponde dell’Atlantico. Da rete di collegamento tra l’azienda di Los Angeles e i locali amministratori. Se fosse cosi, se la decisone finale dovesse ricadere sullo zio d’America, la folgorazione dei Ladisa per il Taranto calcio, consumata lungo la via che porta dritto a Damasco, pardon allo stadio del rione Salinella, subirebbe un brusco ridimensionamento. Un risveglio traumatico. E, a seguire, si sgonfierebbero come palloncini bucati i sogni di gloria dell’imprenditoria locale: capitani coraggiosi senza capitali. I Giochi dopo i Giochi, che storia. L’unica che meriti di essere raccontata in una città “viva e vegeta”. Che vive vegetando.


