Il gioco delle coppie. Bitetti-Iaia; Giorno-Lazzaro. L’accordo, eventuale, tra destra e sinistra. Quello tra sindaco e vicesindaco. E il possibile desiderio del primo cittadino di Taranto di sedere sugli scranni del Parlamento italiano
Nel gioco del poker la doppia coppia è una mano insidiosa. Credi di essere forte, ti riscopri vulnerabile. Il punto è labile, incerto. Sembra puntarti dopo ampie rassicurazioni. In politica, invece, la doppia coppia è strategia. Calcolo ponderato. Tempo che prende altro tempo. Nella doppia coppia l’agire politico asseconda le curvature del possibile. La sinistra ha un accordo con la destra? Forse sì; forse no. Il rosso diviene nero (e viceversa), ma non per i daltonici. Il “fascio e martello” puoi preconizzarlo, ma non preannunciarlo.
Bitetti ragiona di Contratto Istituzionale di Sviluppo con Iaia; Giorno polemizza di Contratto Istituzionale di Sviluppo con Lazzaro. La coppia numero uno. La coppia numero due. Le coppie di fatto. L’artificio, semmai, consiste nel far credere che ci sia distanza, distinguo tra le due posizioni. Che sia in atto una crisi di coppia. Di coppie. Niente di più sbagliato, il canovaccio è lo stesso, cambia solo l’opportunità del momento. L’esternazione a mezzo stampa. L’estetica dei secondi che ambiscono a divenire primi. Bitetti stigmatizza le parole del professor Montanari all’Uno Maggio tarantino; Giorno plaude all’Uno Maggio tarantino.
Bitetti non andrebbe d’accordo con Giorno; il vicesindaco non si prenderebbe con il sindaco. La coppia si restituisce traballante e divisiva all’esterno. Con calcolo. Perché possa scoppiare di salute all’interno. Tra le mura di casa. Bitetti si sarebbe già stancato di fare il sindaco di Taranto? Si vedrebbe bene, nel prossimo futuro, come parlamentare della Repubblica? Confidando, magari, in una nuova legge elettorale proporzionale. Nella nascita di un centro includente e non più semplicemente incluso (a destra così come a sinistra). Giorno diventerebbe il suo più grande alleato, per ovvie ragioni, nello spianargli la strada. Rendendo politicamente agibile l’indicibile. Io spero in te per noi. Che coppia! La coppia numero uno. La coppia numero due.


