Il Gip respinge la richiesta di archiviazione della Procura e dispone l’imputazione coatta. Secondo l’accusa, per mesi avrebbe perseguitato la nuova compagna dell’uomo con minacce, appostamenti e intimidazioni
Dopo la condanna definitiva per il tentato omicidio dell’ex amante, si apre un nuovo fronte giudiziario per la donna che nel marzo 2024 investì il compagno nel centro di Taranto. Il giudice per le indagini preliminari Pompeo Carriere ha infatti disposto l’imputazione coatta per il reato di atti persecutori nei confronti della compagna dell’uomo, respingendo la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura.
Secondo la ricostruzione contenuta nella denuncia, la vicenda avrebbe avuto origine nell’estate del 2022, quando la donna scoprì la relazione extraconiugale tra il proprio compagno e l’indagata. Dopo la fine della relazione tra quest’ultima e l’uomo, sarebbero iniziati comportamenti persecutori nei confronti della nuova compagna. La denunciante riferisce di essere stata ripetutamente insultata e minacciata, sia telefonicamente sia di persona, attraverso una serie di intimidazioni che si sarebbero protratte per diversi mesi.
Tra gli episodi indicati nella querela figura un presunto tentativo di aggressione avvenuto nell’agosto 2022 nei pressi di un bar del centro cittadino. In quell’occasione, secondo l’accusa, l’indagata avrebbe rivolto pesanti minacce e insulti alla donna, tentando anche di aggredirla fisicamente prima di essere fermata da alcune persone presenti.
Le condotte denunciate sarebbero poi proseguite con telefonate anonime, messaggi vocali dal contenuto intimidatorio e un ulteriore episodio nel quale la donna avrebbe lanciato un pezzo di legno contro la coppia senza riuscire a colpirla.
La denuncia parla inoltre di ripetuti appostamenti nei pressi dell’abitazione della coppia e del laboratorio dell’uomo, oltre a continui messaggi e telefonate che avrebbero alimentato un costante stato di paura. Secondo il Gip, questa presunta escalation persecutoria avrebbe trovato il suo culmine nei fatti del 22 marzo 2024, quando l’uomo fu investito mentre si trovava sul marciapiede, rimanendo incastrato sotto l’auto.
Nell’ordinanza, il giudice osserva che il reato di atti persecutori è procedibile d’ufficio in ragione della sua connessione con il tentato omicidio già accertato in via definitiva e ritiene che gli elementi raccolti durante le indagini siano sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio. Sempre secondo il Gip, le presunte condotte persecutorie avrebbero riguardato non soltanto la compagna dell’uomo, ma anche lo stesso ex amante, destinatario di appostamenti nei luoghi abitualmente frequentati.



