Il presidente Francesco Merico interviene su CosmoPolismedia dopo la contestazione alla premier Giorgia Meloni durante l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo. “Ora servono bonifiche, tutela dei lavoratori e il superamento dell’area a caldo”
“Come Terra Jonica desideriamo intervenire in risposta alle parole del Primo Ministro Giorgia Meloni, con le quali ha commentato i fischi ricevuti durante la cerimonia inaugurale dei XX Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026.” Così in una nota il presidente di Terra Jonica, Francesco Merico.
“È vero come lei sostiene che la questione ex Ilva è una ferita aperta nel cuore del territorio, una ferita che non si può ignorare e ‘mettere sotto al tappeto’ nemmeno durante un’importante kermesse internazionale come quella che stiamo vivendo in questi giorni; ma ciò che vogliamo chiarire in maniera netta, oltre ogni strumentalizzazione faziosa, è che la volontà chiara di oggi dei cittadini tarantini, ed in particolare dei giovani che noi rappresentiamo, è quella di voltare finalmente pagina.
Ciò di cui il nostro territorio ha realmente bisogno è di andare oltre l’area a caldo, garantire il giusto supporto ai lavoratori e cominciare a programmare le necessarie bonifiche. – Afferma – Queste non sono richieste arbitrarie, ma sono semplicemente in linea con i diritti costituzionali che per decenni sono stati calpestati, portando Taranto a diventare una delle zone di sacrificio riconosciute a livello internazionale dall’ONU.
Ci aspettiamo dunque che nel rispetto del suo ruolo istituzionale il Presidente del Consiglio rispetti il decreto giunto dal Tribunale di Milano e programmi al più presto insieme al suo governo il futuro di cui questa terra ha bisogno, senza ulteriori tergiversamenti e senza passi indietro che ci tengano ancorati ad un passato ormai universalmente riconosciuto come avvelenante e distruttivo per ciò che ha rappresentato nella nostra Storia.
Le polemiche sui fischi si trascinano per qualche giorno e poi passano lasciando spazio ad altri contrasti politici, ma il problema esistenziale di una città che si troverà a breve ad affrontare forse il periodo più delicato di sempre non può essere rimandato; ora più che mai è giunto per noi il momento non più di chiedere, ma di pretendere. – Si legge nella nota – Senza più ambiguità e senza provare a ribaltare i fatti al fine di creare narrazioni utili ormai solamente ad una sparuta minoranza, che non riesce ad accettare la fine di uno status quo morto e sepolto.
È il momento di andare avanti al di là di ogni schieramento, di destra o sinistra (che anch’essa ha avuto ingenti ed oggettive responsabilità nelle vicende degli ultimi vent’anni), senza più contrapporre salute e lavoro in una dicotomia inaccettabile e disumana.
Il popolo tarantino, più di ogni altro, sente le istituzioni lontane da sé e sente che esse non agiscono adeguatamente per rispondere alle proprie esigenze. – Conclude Merico – Si possono investire milioni di euro in nuovi impianti sportivi che ben vengano, ma se si vive da decenni accanto ad una fabbrica inquinante che provoca morti e malattie, non ci si può sentire rappresentati dallo stato e diventa più che normale esprimere il proprio dissenso. Anche questo è un diritto.”



