Operazione della Guardia di finanza su un presunto sistema di somministrazione irregolare di lavoratori. Oltre 40 perquisizioni anche a Taranto e Lecce
Beni per un valore complessivo di 37 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Ravenna sulla presunta somministrazione illecita di manodopera e sul successivo riciclaggio dei proventi. Il provvedimento ha portato anche all’esecuzione di oltre 40 perquisizioni nelle province di Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena, Napoli, Caserta, Bergamo, Padova, Taranto e Lecce. Sono 22 le persone che risultano indagate.
Secondo quanto emerso dalle indagini, diverse società formalmente operanti nel comparto delle costruzioni meccaniche sarebbero state utilizzate, di fatto, come semplici bacini di manodopera. Al loro interno venivano impiegati soprattutto saldatori, carpentieri e operai specializzati e generici, molti dei quali di origine straniera. Le assunzioni e i licenziamenti sarebbero stati effettuati in relazione alle esigenze di lavoro delle aziende committenti, cioè quelle effettivamente dotate di mezzi, strutture e organizzazione necessarie per eseguire lavori e subappalti.
Il sistema avrebbe consentito alle società coinvolte di ridurre sensibilmente i costi legati al personale, evitando gli oneri propri di un regolare rapporto di lavoro subordinato e ricorrendo, secondo l’ipotesi investigativa, a forme di intermediazione diverse dalla rete delle agenzie per il lavoro autorizzate.
Gli accertamenti della Guardia di finanza avrebbero inoltre fatto emergere un articolato meccanismo attraverso il quale il denaro incassato per la fornitura della manodopera veniva successivamente trasferito e reimpiegato, configurando secondo gli investigatori un sistema di riciclaggio dei proventi.



