lunedì 22 Luglio 24

Legambiente: “Decarbonizzare l’ex Ilva è l’unica svolta possibile”

L’associazione ambientalista presenta il docufilm “Taranto dopo il carbone”, che cerca di capire se la decarbonizzazione degli impianti attraverso le nuove tecnologie possa applicarsi anche all’ex Ilva di Taranto, ultima acciaieria italiana alimentata ancora a carbone

 Una transizione green, realizzabile come sta già avvenendo in altri paesi e descritta nel video reportage “Taranto dopo il carbone”, realizzato dall’agenzia giornalistica Next New Media per Legambiente. E’ questa la svolta auspicata dall’associazione ambientalista sulla scorta degli ultimi avvenimenti in merito alle sorti del siderurgico tarantino.

La svolta – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani – passa per l’immediata valutazione dell’impatto sanitario delle emissioni degli attuali impianti, per accertare se e quanto possono continuare a produrre senza rischi inaccettabili per la salute. Non c’è nulla su questo tema che possa essere dato per scontato. Non c’è nuovo Piano Industriale che possa prescindere da questo elemento. La svolta significa avviare rapidamente il processo di decarbonizzazione del ciclo produttivo, mandando in soffitta il carbone e, con lui, i vecchi altiforni, le cokerie e gli altri impianti a loro servizio. Vogliamo dirlo con chiarezza: se a Taranto si deve continuare a produrre acciaio occorre farlo con i forni elettrici, utilizzando il preridotto e avviando subito la sperimentazione sull’uso dell’idrogeno”.     

“Quante altre centinaia di milioni occorrerebbe investire per tenere in vita impianti ormai obsoleti, che rappresentano il passato della produzione di acciaio? Chiediamo – ha ribadito la presidente di Legambiente Taranto Lunetta Franco – che una volta definiti finalmente assetti proprietari e governance, ponendo termine ad una incertezza e ad un immobilismo che ha già fatto troppi danni, si proceda ad una verifica approfondita dello stato in cui versano gli impianti e alle manutenzioni straordinarie necessarie o al loro stop se le condizioni in cui si trovano lo richiede. Occorre prevedere investimenti che in tempi rapidi e definiti, portino ad una totale trasformazione del ciclo produttivo centrandolo su forni elettrici e D.R.I., con innovazione non solo di processo ma anche di prodotto”.     

    “È questo il solo modo ambientalmente accettabile ed economicamente sostenibile per produrre acciaio a Taranto e tutelare davvero chi lavora nello stabilimento siderurgico – ha aggiunto Daniela Salzedo, direttrice di Legambiente Puglia -. Insieme, si individuino nuovi settori, a partire dalla produzione di energia da fonti rinnovabili e dalla produzione e dall’utilizzo di idrogeno verde, per favorire gli investimenti produttivi pubblici e privati necessari a fornire gli indispensabili nuovi sbocchi lavorativi”.     

È questa la svolta che Taranto attende da oltre dieci anni e che invece è già realtà in India ma anche in Svezia, Finlandia e Germania.   

       

Articoli Correlati

È vero che il talco provoca il cancro?

di Francesca Leoci A confermare la possibile associazione tra l’utilizzo del prodotto e il tumore alle ovaie è stata la Iarc Sebbene inizialmente sembrasse solo una...

Taranto, sequestrati circa 400 kg di cozze nere

La Polizia di Stato intensifica i controlli nell'ambito del progetto “Estate Sicura 2024” Si intensifica l’attività di controllo nell’ambito del Progetto “Estate Sicura 2024”, come...