di Rosa Elenia Stravato
Quasi 4.000 volumi, la visione di un grande giornalista e il cuore pulsante della Casa del Volontariato: così la cultura si fa cura, abbattendo le distanze e arrivando gratuitamente a domicilio
Ci sono storie che profumano di carta antica, di sogni urgenti e di promesse mantenute. Storie che il giornalista Paolo (Lino) Aquaro – nato a Taranto nel 1937 e scomparso nella sua amata Martina Franca nella notte tra l’8 e il 9 luglio del 2020 – avrebbe amato raccontare in prima pagina. Oggi quella storia la scrivono i suoi libri. Tutto è iniziato un anno prima che il Covid ibernasse il mondo, quando Paolo, parlando con il suo amico di sempre Giovanni Genco, presidente del Coordinamento Associazioni Volontariato, espresse un desiderio limpido: donare oltre 1.500 volumi della sua collezione personale. Pochi giorni dopo, quegli scatoloni colmi di parole e di vita avevano già preso la via del centro.
Oggi, grazie a quel nucleo originario e a successive donazioni, i volumi sono diventati quasi 4.000. Di fronte a quella marea di pagine, due sguardi si sono incrociati. Quello di Antonio Oliva, volontario e appassionato lettore, e quello di Mariantonietta Bagnardi, assistente sociale del CAV per il Servizio Civile. “Cosa dobbiamo fare con tutti questi libri?”, si sono domandati; la risposta è stata una scintilla: “Realizziamo una biblioteca sociale, aperta a tutti”. Armati di una pazienza infinita e di una visione culturale potente, si sono messi al lavoro per catalogarli uno a uno.
La Biblioteca “Paolo Aquaro” scardina il concetto tradizionale di luogo di lettura. Non è un tempio immobile in cui attendere il lettore, ma un organismo vivo che si muove verso la comunità. “Non è una biblioteca tradizionale, ma un servizio che porta, su richiesta, i libri direttamente al domicilio del lettore. Attraverso il catalogo online, ogni utente può scegliere un titolo: successivamente i volontari si occupano della consegna gratuita.” — Maria Marangi, coordinatrice territoriale di Cittadinanzattiva Puglia A.P.S. A.T Martina Franca. È un’idea rivoluzionaria e incalzante; la cultura si fa diritto accessibile a chiunque, superando barriere fisiche, geografiche e sociali. È la prima biblioteca sociale di Martina Franca. Questo miracolo culturale non poteva che nascere all’interno del C.A.V. Ma cos’è, esattamente, questo spazio? La sua storia affonda le radici nell’intuizione dell’ex Assessora ai Servizi Sociali, la dott.ssa Donatella Infante, che propose al Presidente del C.A.V. di recuperare una struttura comunale abbandonata e degradata. Da quelle macerie è nata la “Casa del Volontariato”: un centro multifunzionale, una grande casa comune dove le associazioni fanno rete, scambiano buone prassi e moltiplicano le forze a favore della collettività. La mission del centro è chiara, millimetrica, essenziale: aggregare i cittadini sui temi della vita civile, sociale e culturale; diffondere la cultura solidaristica legata all’ambiente, alla salute e alla sicurezza sociale; attivare interventi di aiuto concreti per le persone in condizioni di disagio e creare un contatto diretto con i servizi sociali, cesellando uno scambio di informazioni capace di far emergere e curare le fragilità più nascoste e silenziose del territorio.
Il taglio del nastro ufficiale della biblioteca è avvenuto sabato 20 giugno, alle ore 18:00, in un incontro coordinato da Maria Marangi. Un momento di forte coesione istituzionale e sociale che ha visto la partecipazione di: Donato Pentassuglia (Assessore Regionale Salute e Benessere); Gianfranco Palmisano (Sindaco di Martina Franca); Carlo Dilonardo (Assessore alle Attività culturali); Elena Convertini (Assessora alle Politiche Sociali); Simona Scidone (Direttrice dell’U.E.P.E. di Taranto) e Matteo Valentino (Segretario Regionale Cittadinanzattiva Puglia A.P.S.).
Particolarmente toccante è stato il ricordo di Antonuccio Silvestri, storico protagonista della politica martinese e amico fraterno di Paolo Aquaro, che con un discorso evocativo e colmo di speranza ha voluto rilevare il valore etico di questo nuovo presidio sociale. Una biblioteca sociale, va chiarito, non è un semplice deposito di carta, ma un faro democratico. Essa ricorda a una comunità che nessuno deve essere lasciato indietro, né nella cura materiale, né nel nutrimento dello spirito.
“Una biblioteca di comunità è l’infrastruttura etica di una società libera: essa non custodisce semplicemente il sapere, ma lo distribuisce come atto di giustizia sociale, trasformando ogni libro consegnato in un legame umano che cura la solitudine e accende la cittadinanza attiva.”


