di Rosa Elenia Stravato
Percorsi nella tradizione storica e popolare della città dei due mari
Nel lessico storico-letterario, il termine leggenda designa una narrazione tradizionale, di origine per lo più orale, che si colloca in una dimensione intermedia tra storia e mito. A differenza del mito propriamente detto — che affonda le proprie radici in un tempo archetipico e sacrale — la leggenda tende a riferirsi a luoghi, personaggi o eventi storicamente determinabili, pur reinterpretandoli attraverso un filtro simbolico, morale o fantastico.
Essa costituisce, pertanto, una forma di memoria collettiva: un racconto che, pur non essendo pienamente verificabile sul piano storiografico, esprime l’identità profonda di una comunità, i suoi valori e le sue paure, la sua percezione del passato. Nel caso della città di Taranto, le leggende si intrecciano strettamente con la stratificazione storica che caratterizza questo antico centro del Mediterraneo, fondato come colonia spartana e crocevia di culture greche, romane, bizantine e normanne. Le narrazioni leggendarie tarantine non soltanto abbelliscono la cronaca storica, ma ne costituiscono una chiave interpretativa simbolica, rivelando la complessità di un territorio sospeso tra mare e terra, Oriente e Occidente.
Tra le leggende più note vi è quella relativa alla fondazione della città, legata alla figura di Falanto, condottiero spartano e capo dei Parteni. Secondo la tradizione, l’oracolo di Delfi avrebbe predetto a Falanto che avrebbe trovato una nuova patria nel luogo in cui avesse visto “piovere dal cielo sereno”. Dopo molte peregrinazioni, l’evento si sarebbe compiuto quando, sconfortato, egli poggiò il capo sulle ginocchia della moglie: le lacrime di lei — simbolica “pioggia” — sciolsero l’enigma profetico, indicando la terra promessa. Accanto a Falanto si colloca la figura mitica di Taras, considerato figlio del dio del mare Poseidone.
La tradizione narra che Taras, naufragato, fu salvato da un delfino inviato dal padre e approdò sulle coste dell’odierna città, che da lui avrebbe preso il nome. L’immagine del giovane sul delfino divenne emblema identitario della polis magnogreca, inciso anche sulle monete antiche. Un’altra leggenda, meno documentata ma radicata nell’immaginario locale, riguarda la presenza di una città sommersa nelle acque del Mar Piccolo. Secondo la tradizione popolare, antichi edifici e templi giacerebbero ancora sul fondo, visibili nelle giornate di particolare limpidezza. Alcuni racconti parlano di campane che suonerebbero misteriosamente dalle profondità marine, evocando un passato sepolto ma non del tutto scomparso.
Questa narrazione, sebbene priva di riscontri archeologici definitivi, testimonia il rapporto ambivalente tra la città e il mare: fonte di prosperità e commercio, ma anche custode di segreti e minacce. Il mare, nella cultura tarantina, non è mai semplice elemento geografico, bensì presenza viva e quasi animata. Nel periodo medievale e rinascimentale, l’immaginario leggendario si trasferisce entro le mura del Castello Aragonese, imponente fortificazione che domina il canale navigabile.
Attorno alle sue torri si sono stratificati racconti di apparizioni, spiriti di cavalieri e dame prigioniere, anime inquiete che veglierebbero sulle sorti della città. Non meno significativa è la tradizione legata a San Cataldo, patrono della città. Secondo la leggenda, il santo, di origine irlandese, sarebbe giunto miracolosamente sulle coste tarantine e avrebbe compiuto prodigi in favore della popolazione. La sua figura, sospesa tra storia documentata e narrazione agiografica, incarna il passaggio dalla dimensione pagana a quella cristiana, segnando un momento cruciale nella trasformazione spirituale della città.
Le leggende di Taranto non devono essere interpretate come semplici racconti fantastici, bensì come strumenti di autorappresentazione collettiva. Attraverso di esse la comunità rielabora il proprio passato, nobilita le proprie origini e conferisce senso ai luoghi che abita. Dal mito di fondazione spartana ai racconti medievali, fino alle tradizioni devozionali, emerge un tessuto narrativo che salda storia, religione e immaginazione. In tal senso, la leggenda costituisce una forma di verità simbolica: non la cronaca oggettiva degli eventi, ma la loro interpretazione condivisa. E in una città come Taranto tale intreccio tra realtà e mito continua a rappresentare un elemento essenziale dell’identità culturale.


