Di Rosa Elenia Stravato
Storia del fondatore dell’ordine dei Francescani e iniziatore della nostra letteratura
San Francesco d’Assisi (1182-1226) rappresenta una delle figure più rappresentative della storia religiosa e culturale italiana, non solo per il suo ruolo fondante nell’ordine dei Frati Minori, ma anche per l’importante contributo che ha dato allo sviluppo della lingua e della letteratura italiana. La sua vita e il suo pensiero, permeati da un radicale rinnovamento spirituale, si sono concretizzati anche nella scrittura, che ha avuto un’influenza duratura sul nascente panorama letterario italiano. In particolare, il Cantico delle Creature, la sua opera più celebre, non solo è un testo di straordinario valore religioso e teologico, ma segna anche un momento cruciale nella storia della lingua italiana, gettando le basi per la nascita di una letteratura nazionale. Quando ci si approssima allo studio della letteratura, sovente, si resta stupiti nel cadere tra le braccia – forse- del più semplice tra i Santi. A seguito, infatti, del celebre “Indovinello veronese” e del “Palcito di Capua”; la prima opera letteraria italiana è firmata da Francesco. Figlio di un ricco mercante, la sua giovinezza fu caratterizzata dal lusso e dal desiderio di gloria, ma a partire dai vent’anni, un profondo cambiamento lo portò a rifiutare la ricchezza e a dedicarsi alla povertà, alla predicazione e alla cura dei poveri e degli emarginati. La sua scelta di vita ascetica si radicò in una spiritualità che privilegiava l’umiltà, il rispetto per la natura e la carità verso tutti gli esseri viventi. Fondò l’Ordine dei Frati Minori nel 1209, con l’intento di seguire la via della povertà assoluta, predicando la pace, la fraternità e il legame indissolubile con il creato. Questa visione radicale e innovativa della fede cristiana lo pose in contrasto con molte tradizioni ecclesiastiche del suo tempo, ma ne fece anche uno dei santi più venerati di sempre. La sua sensibilità nei confronti della natura, la sua attenzione per le sofferenze umane e la sua umiltà straordinaria gli conferiscono un ruolo cruciale non solo nella storia religiosa, ma anche nella cultura italiana. Il contributo di San Francesco alla letteratura italiana non può essere separato dal contesto storico in cui visse. A cavallo tra il XII e il XIII secolo, la lingua volgare cominciava a prendere forma come strumento di comunicazione, distaccandosi progressivamente dal latino, lingua della cultura erudita e della chiesa. La lingua volgare era, in quel periodo, utilizzata soprattutto in ambito popolare, ma si stava lentamente consolidando come mezzo espressivo anche per la letteratura. In questo contesto, egli fu uno dei primi grandi autori a scrivere in volgare, utilizzando una lingua comprensibile al popolo. Questo lo rende un precursore del movimento che, pochi decenni dopo, avrebbe portato alla fioritura della letteratura volgare italiana con poeti come Dante Alighieri, Petrarca e Boccaccio. Il Cantico delle Creature è pietra miliare di questo processo in quanto rappresenta uno dei primi esempi di poesia religiosa in volgare, scritta in una lingua che mirava ad essere accessibile a tutti, e che avrebbe dato voce alla comunità umana nel suo insieme. Il Cantico delle Creature (o Laudes Creaturarum), scritto nel 1224, è redatto con un linguaggio semplice e diretto, ma al contempo ricco di spiritualità e bellezza poetica, esso rappresenta una lode a Dio per la bellezza del creato, vista come un riflesso della grandezza divina. In esso, Francesco celebra gli elementi naturali: il sole, la luna, l’acqua, il fuoco, la terra, come manifestazioni di una creazione divina che, pur nella sua materialità, è segno di una realtà superiore. La sua visione di un Dio che si rivela attraverso la natura è rivoluzionaria, in quanto sfida la visione tradizionale e ascetica del distacco dal mondo materiale. Il Cantico si distingue per una lingua semplice e accessibile, che si oppone deliberatamente al linguaggio complesso della cultura accademica e religiosa dell’epoca. Francesco, infatti, utilizza un linguaggio che, pur senza artifici letterari elaborati, risulta straordinariamente espressivo nella sua capacità di evocare immagini vivide e potenti. Il tono del Cantico è di profonda umiltà, ma anche di grandiosa elevazione spirituale. La struttura, che alterna lodi a Dio e invocazioni alla natura, esprime la visione francescana di un’armonia universale, in cui ogni creatura, grande o piccola, ha una propria dignità e funzione divina. La lingua è fatta di immagini naturali, metafore, e un uso sapiente delle ripetizioni, che contribuiscono a creare una musicalità unica. Le parole scelte da Francesco non sono ricercate o esoteriche; egli usa il volgare per arrivare direttamente al cuore del suo pubblico, esprimendo con semplicità e purezza ciò che è più profondo e sublime. La sua lingua, dunque, diventa uno strumento di meditazione spirituale, un mezzo per avvicinare il popolo alla fede. Questo scritto si connota per l’utilizzo di un volgare che non si limita a riflettere una lingua parlata, ma che riesce a trasmettere un’emotività profonda, un’innocenza che fa da contraltare alla complessità della dottrina cristiana. Sebbene Francesco non fosse un poeta nel senso tradizionale del termine, il suo Cantico può essere considerato un testo poetico a tutti gli effetti, grazie alla sua capacità di suscitare immagini forti e di evocare emozioni profonde. L’assenza di una struttura metrico-ritmica rigida e l’uso di una lingua fluida, quasi spontanea, sono indicatori della sua concezione della poesia come espressione immediata e naturale della fede. La sua scelta di usare un linguaggio diretto e comprensibile, privo di artifici stilistici, contribuisce a creare un ponte tra la realtà divina e la dimensione terrena, una connessione che rispecchia perfettamente la visione di Francesco della sacralità della vita quotidiana. C’è da dire che, San Francesco d’Assisi non è stato solo un grande riformatore religioso e spirituale, ma un precursore della letteratura italiana. Il Cantico delle Creature è una delle prime opere scritte in volgare a trovare una piena espressione della lingua e della sensibilità popolare, ponendo le basi per lo sviluppo di una tradizione letteraria che avrebbe trovato in Dante Alighieri e nei poeti della scuola siciliana un suo ulteriore sviluppo.
Il suo contributo alla lingua italiana è fondamentale, non solo per la scelta di utilizzare il volgare, ma per la sua capacità di elevarlo a mezzo di espressione alta e nobile, dimostrando che la lingua parlata dal popolo poteva essere altrettanto potente e poetica quanto il latino. Il Cantico è il simbolo di questa rivoluzione linguistica, che si è riflessa anche nella spiritualità e nella visione del mondo di Francesco, un mondo in cui l’umanità, la natura e la divinità si incontrano in un’armonia perfetta.


