mercoledì 24 Aprile 24

Ex Ilva, sbloccato finanziamento in cassa, 750 mln per ripartire

Ieri mattina il cda di Acciaierie d’Italia presieduta da Franco Bernabè, ha deliberato la sottoscrizione dei due contratti previsti dall’operazione

Via libera alla manovra di rafforzamento patrimoniale della ex Ilva per complessivi 750 milioni. Ieri mattina il cda di Acciaierie d’Italia (AdI), holding presieduta da Franco Bernabè, ha deliberato la sottoscrizione dei due contratti previsti dall’operazione: la richiesta di un finanziamento in conto aumento di capitale da 680 milioni a carico di Invitalia (38% del capitale) e il versamento di 70 milioni in equity da parte di ArcelorMittal Italy, azionista con il 62%, anche se entrambi i soci votano ciascuno per il 50% del capitale.

I 70 milioni di ArcelorMittal, scrive il Messaggero, saranno versati convertendo crediti commerciali sotto forma di pagamento Iva infragruppo, su un totale di 79 milioni. Nel week end il negoziato tra i soci mediato dall’avvocato Giuseppe Scassellati Sforzolini (studio Cleary Gottlieb) ha superato le divergenze sul tasso di interesse. Inizialmente Invitalia voleva applicare il 7% in ottemperanza del decreto che prescrive che il finanziamento deve rispondere a «logiche, criteri e condizioni di mercato». Alla fine sul contratto è previsto un tasso zero perché si tratta di una riserva “targata”, in nome e per conto di Invitalia. La conversione in azioni potrà avvenire entro il 31 maggio 2024 qualora si dovessero avverare le condizioni di acquisto dell’azienda siderurgica tarantina: l’eliminazione del sequestro dello stabilimento di Taranto. Ma la conversione potrebbe avvenire anche prima, su richiesta dell’azionista pubblico. Prima data utile marzo 2023.

Con il bonifico di Invitalia che AdI avrà sul conto entro giovedì, la società potrà pagare i debiti scaduti e dovuti all’aumento del prezzo del gas: 270 milioni circa verso Snam relativo alla fornitura di metano fino ad ottobre 2022 e circa 380 milioni verso l’Eni per l’approvvigionamento fino al 30 novembre che era garantito dai due soci. Il progetto del “preridotto”, un particolare tipo di ferro a basso impatto, intanto va avanti speditamente con Dri d’Italia (Invitalia). La società ha l’obiettivo di realizzare impianti di “preridotto” per alimentare i forni elettrici.

(fonte marketscreener.com)

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