Più che il sindaco di Taranto sembrava Sant’Agostino colui che oggi ha voluto incontrare gli operatori dell’informazione a Palazzo di Città. Cosa sia in grado di far fare la paura a certi uomini è un mistero non ancora del tutto esplorato dalle scienze psicologiche
Ha paura il sindaco di Taranto. Paura di andare a casa, di essere sfiduciato con la mancata approvazione del Bilancio di Previsione. Paura di tornare a fare l’intermediario portuale. Paura dell’anonimato che oscura, come certe ombre estive tratteggiate su muri mediterranei, la notorietà perduta. Ha una fottutissima paura, Melucci. Si riscopre empatico per necessità, non per intima convinzione. Dialogante con tutti, amici e avversari, perché il carattere fa cento passi indietro quando il presente diviene pericolante. Umile nonostante l’arroganza continui ad agire sottotraccia, al pari di certi fiumi carsici impossibilitati nel traguardare il mare aperto. Inclusivo, quasi piacione, per le ragioni che la poltrona – e solo essa – conosce. Il problema è Italia Viva? Che problema c’è: “Parliamone”. Il senatore Turco vuole fare il sindaco dopo di me perché, in realtà, avrebbe voluto farlo prima di me? Che problema c’è: “Parliamone”. Al presidente Emiliano non è sceso giù che io intrattenessi rapporti, che lo scaricassi pur d’ingraziarmi il ministro Fitto? Che problema c’è: “Parliamone”. Al Pd, un partito che non è carne, ma neanche pesce, piace poco che io consideri Matteo Renzi uno statista migliore di Moro e De Gasperi presi assieme? Che problema c’è: “Parliamone”. Luppino e Marti non possono continuare a fare gli assessori se i loro rispettivi partiti sono passati all’opposizione? Che problema c’è: “Parliamone”.
E’ disposto adesso a parlare con tutti il sindaco che, sino a ieri, parlava solo con se stesso. Con il nuovo Capo di Gabinetto: Taranto Se-Greta. Con Stellato. Cosa sia in grado di fare la paura, come possa cambiare i comportamenti umani, smussare anche i caratteri più problematici, è un mistero inestricabile anche per le più moderne scienze psicologiche. Più psicopolitica che mera politica quella vista all’opera, questa mattina, nel salone degli specchi di Palazzo di Città. E’ riuscito persino il fu Rinaldo Melucci a mostrarsi cordiale con gli odiati giornalisti. Una catarsi. Una riconversione ad U. La consapevolezza che i miracoli possono verificarsi, palesarsi, senza la necessità di recarsi per forza a Lourdes. “E’ stato l’orgoglio che ha trasformato gli angeli in diavoli; è l’umiltà che rende gli uomini uguali agli angeli”. Sant’Agostino? No, Melucci dopo la lettera di sfratto recapitatagli dalle segreterie regionali dei partiti di centrosinistra.


