Vendola potrà candidarsi con Decaro, Delli Noci no. Qualcuno può spiegarci come funziona il tema dell’opportunità politica per Antò mena? Attenti all’estetica che si fa beffa dell’etica, non lascia presagire nulla di buono per il futuro
Vendola sì, Delli Noci no. L’uno potrà candidarsi alle Regionali di novembre prossimo; l’altro no, nonostante “sia un pezzo del mio cuore”. Cioè del cuore, da libro Cuore, di Antò mena Decaro. L’uno è indagato nel processo “Ambiente Svenduto”, sfrattato nel frattempo da Taranto in quel di Potenza. L’altro è indagato dalla Procura di Lecce. Ma verso il Pasolini di Terlizzi la sensibilità etica si arresta, la morale si sdoppia, Spinoza viene fatto fuori con la cancel culture. Come in un’eclissi lunare di mezza estate, avanza il buio dei due pesi e delle due misure. Divenendo, così, opportuno ciò che per tutti gli altri si è stabilito essere inopportuno. Non consigliabile.
Ci sono indagati e indagati nell’alleanza elettorale dei progressisti. Nel campo largo dalla condotta stretta. Esigua. Indagati accompagnati dinanzi al corpo elettorale, vezzeggiati, perché certa sinistra con l’orecchino il giudizio non l’affronta ma lo sospende. E indagati indesiderati, ricacciati indietro prim’ancora che la partita abbia inizio. Con la linea di demarcazione, tra garantismo e giustizialismo, divenuta labile e ambivalente in egual misura. Tracciata direttamente da lui: da ‘Antò mena Decaro’ in persona.
Avanziamo un’ipotesi: fosse stato, Delli Noci, un iscritto di Alleanza Verdi e Sinistra, un Cinque Stelle qualsiasi, lo avrebbero candidato senza leggere e scrivere. Il puro più puro della nostra democrazia monarchica. Il sovrano decide, solo lui, nell’estetica che si fa beffa dell’etica.


