Dopo aver aderito ad Italia Viva, Melucci se vuole salvare la poltrona deve spedire all’opposizione Italia Viva. Le Scienze Politiche vanno in tilt con il sindaco di Taranto. Nella città jonica si sta riscrivendo, e scarabocchiando, la grammatica istituzionale. Neanche il tempo di far festeggiare il compleanno a Stellato che già tutto salta. Con i vecchi innamoramenti che sfidano le nuove infatuazioni. Dilettantismo allo stato puro
Esprime il sindaco, ma andrà all’opposizione in barba a tutte le leggi della politica. Nasce già morta Italia Viva, il partito che (forse) verrà spedito tra i banchi della minoranza dopo aver sognato la maggioranza e coltivato giorni di gloria. Che ritornerà li dove tutto ebbe inizio. Nello stesso luogo, insomma, nel quale fu relegato dagli elettori. Nonostante il simbolo non figurasse sulla scheda elettorale alle scorse amministrative; e, i candidati poi eletti, scoprirono di essere renziani come certe afose giornate estive familiarizzano con improvvisi temporali. Neanche il tempo di far festeggiare gli anni a Stellato che, quei rompiscatole dei segretari regionali del raggruppamento di centrosinistra, sparigliano le carte sul tavolo con i loro documenti serali (e seriali). E prendendosi gioco dell’anagrafe, del secolo attraversato per metà della propria durata, nel mentre sta per consumarsi il brindisi della goliardia e del disimpegno cameratesco, confondono le cerimonie con l’acrimonia.
Tanti danni, tutti assieme, nessuno era riuscito a farli nella pur poco esaltante storia istituzionale di Taranto. Nella spartana mollezza dei suoi abitanti. Giunte azzerate ogni due per tre, società decapitate nel sabato del villaggio, la confusione elevata a sistema organizzativo, la tracotanza evaporata con la cabala, la paura che fa novanta ad ogni estrazione sulla ruota della (s)fortuna.
Con Melucci la Scienza Politica retrocede all’età della pietra, disconosce il secolo dei lumi, s’inabissa nei fondali dell’inascoltabile. Più di Platone, più di Carl Schmitt, più di Norberto Bobbio, il sindaco di Taranto riscrive – e scarabocchia – la grammatica istituzionale. Ne deforma le sembianze a uso e consumo personale. Relega l’accademico nel maccheronico. Instilla dilettantismo umorale nei processi democratici. Forte con i deboli, debole con i forti, è pronto a qualsiasi cosa pur di salvarsi. Richiama tutti dentro (i partiti), cioè coloro che aveva messo tutti fuori solo qualche giorno fa. Diviene strumento nel mani del Pd, ospite indesiderato in quella che era pur sempre casa sua. Convoca gli amici di un tempo non perché ravvedutosi, ma perché costretto dalle urgenze del presente. Un enigma. Uno straniero in patria. L’uomo che mai avrebbe dovuto fare il sindaco è divenuto per bene due volte sindaco. Il primo assioma della legge di Murphy: se qualcosa può andare storto, Melucci lo farà.


