I fatti del CUP all’Asl. La possibile vicenda degli alloggi popolari assegnati a rappresentanti delle istituzioni. La telenovela offensiva sull’Ilva. Le dubbie gestioni alle partecipate pubbliche. Che fine hanno fatto gli organi di controllo nella città pugliese? La resistenza democratica? Il monito di Ortega Y Gasset
Avanza a tutti i livelli una coinvolgente decadenza civica. Il deteriorarsi della nostra scala dei valori. L’arrendevolezza del bello, inteso come armonia ed equilibrio virtuoso, dinanzi al disordine organizzato. Indugiamo nelle questioni morali, considerate alla stregua di mode momentanee, dimenticandoci della riflessione etica. Andrebbe riletto, invece, Spinoza. La sua idea di libertà non slegata dallo stato di necessita. La felicità che riposa nella serenità d’animo.
I fatti ultimi di Taranto, le cose strane che sarebbero avvenute al CUP della locale Asl, la presunta assegnazione di alloggi popolari ad esponenti delle istituzioni, la telenovela a reti unificate sull’Ilva, la crisi decennale di aziende compartecipate da enti pubblici, alimentano un diffuso senso d’impunità. Il proliferare delle zone franche di omertà. Cancellati gli anticorpi sociali, la resistenza democratica, guadagna campo – e spazio – il così fan tutti. Dove sono gli organismi di controllo a Taranto? I partiti politici? Le associazioni di categoria? L’informazione mainstream? Di cosa si occupano se, alla fine, l’acqua stagnate di pozzanghere maleodoranti diviene specchio, riflesso condizionato della nostra inazione? Di una complicità passiva. Non è la separazione delle carriere il problema. Neanche il sorteggio nei due CSM. Questi sono temi da propaganda per le opposte tifoserie. Per gli intellettuali a gettoni.
Il problema, tornando a Spinoza, è un’etica che neghi se stessa. Disconoscendo la libertà, deturpando la conoscenza. L’abitudine, e una certa furba rassegnazione, hanno cancellato la ribellione. L’orgoglio divisivo. Ortega Y Gasset sosteneva: “Peggio che avere una malattia è essere una malattia”. La Taranto che non risponde a nessuno delle proprie malefatte.


