Come nell’opera di Primo Levi, “Se questo è un uomo”, l’Ilva è quanto accaduto. E può accadere di nuovo. Il nostro genocidio si chiama ecocidio
Proprio come nell’opera di Primo Levi, Se questo è un uomo, alla stessa maniera, considerate se questa è una fabbrica. Che dispensa morte e malattia praticamente da sempre. Che cancella vite umane al pari di un qualsiasi conflitto bellico. Giovani, e non, strappati alle proprie famiglie. Che rende il lavoro insicuro e precario. Che gonfia la cassa integrazione. Che retrocede le conquiste operaie, e le lotte sindacali, agli albori del secolo scorso. Che trasforma l’ambiente in desideri affaristici. Che sporca i sogni con la necessità. Che ripropone la ‘Questione meridionale’ come secessione produttiva del Nord. Che non contempla Piani industriali. Che annulla i crediti vantati dalle imprese.
Che non conosce pace. Che brucia 50 milioni di euro ogni mese: risorse pubbliche che si piange il contribuente. Che la magistratura chiude, e i decreti governativi riaprono. Che viene sequestrata e dissequestrata come in un gioco a somma zero. Che rende perfettamente simili destra e sinistra politica. Che produce, ormai, acciaio di bassa qualità. Che rilancia come piccoli – e inadeguati – i nostri governanti. Che squarcia i diritti con il ricatto del presente. Che divide una città già lacerata di suo. Che non offre prospettive, ma continui salti nel buio. Che lotta per mezzo pane. Che muore per un sì o per un no.
“Meditate che questo è stato”, ci esorta a riflettere Primo Levi. “E’ accaduto, quindi può accadere di nuovo”. Non ha mai smesso di accadere! Il nostro genocidio si chiama ecocidio. Se questa è una fabbrica, figurasi tutto il resto.


