di Rosa Elenia Stravato
Il 52° Festival della Valle d’Itria tra riscoperte e lettura del presente
Vi sono luoghi in cui la geografia si fa storia e la storia, per un misterioso e fecondo connubio di volontà umane, si trasmuta in canto. Martina Franca è, da oltre mezzo secolo, l’epicentro di questo miracolo geometrico e spirituale. Nato dal binomio ideale tra il rigore intellettuale di Paolo Grassi — che vedeva nel teatro e nell’opera un pubblico servizio e un diritto inalienabile della cittadinanza — e la lungimiranza eccezionale di Franco Punzi, storico Presidente che ha custodito e guidato la manifestazione con instancabile dedizione, il Festival della Valle d’Itria non è mai stato una mera rassegna estiva.
Esso è sorto, e tuttora dimora, come un presidio di resistenza culturale, un’officina critica dove il recupero filologico del patrimonio barocco e belcantistico si sposa con il coraggio dell’inedito. Quell’atrio del Palazzo Ducale, con le sue pietre bianche che riverberano la luce della Puglia, è diventato negli anni lo specchio di un’utopia realizzata, dimostrando che l’eccellenza artistica può fiorire anche lontano dalle grandi metropoli, radicandosi profondamente nell’anima di un territorio per parlarne al mondo intero. Dal 14 luglio al 2 agosto, il Festival taglia il traguardo della sua cinquantaduesima edizione, confermando la solidità e la maturità del proprio progetto intellettuale. Organizzata dalla Fondazione Paolo Grassi, la manifestazione è affidata per il secondo anno consecutivo alla direzione artistica della compositrice Silvia Colasanti.
La sua guida prosegue nel solco di una precisa linea estetica, in cui la musica non è intesa come un’evasione disimpegnata, bensì come uno strumento d’indagine acuto e penetrante per leggere le complessità del nostro presente. Questo orientamento di alto profilo ha già ottenuto il massimo consenso da parte degli osservatori più autorevoli: il prestigioso Premio della Critica Musicale Italiana “Franco Abbiati” ha infatti decretato l’Owen Wingrave di Benjamin Britten, allestito nell’edizione passata, quale “migliore iniziativa musicale” del 2025. Un riconoscimento d’élite che premia la capacità del Festival di osare, unendo l’alto valore esecutivo a una programmazione capace di interrogare le coscienze. Il programma si dispiega lungo una linea temporale che abbraccia quattro secoli, dal Settecento alla contemporaneità, valorizzando in modo sinergico il patrimonio storico-artistico e il paesaggio unico della Valle d’Itria. L’inaugurazione, prevista per il 14 luglio nella splendida cornice di Palazzo Ducale, vede il debutto di un dittico novecentesco di straordinaria suggestione: Pulcinella di Igor Stravinskij e La favola di Orfeo di Alfredo Casella.
Affidata alla regia e alla coreografia di Jean Renshaw e alla direzione del maestro Nicolò Umberto Foron, la produzione vedrà impegnati l’Orchestra e il Coro del Teatro Petruzzelli di Bari, siglando una collaborazione istituzionale di altissimo rilievo. L’attesa è vibrante anche per il secondo titolo del trittico principale: la Carmen di Georges Bizet, proposta a partire dal 25 luglio. L’opera viene presentata nella sua partitura originale del 1874, in una storica prima assoluta in forma scenica basata sulla rigorosa revisione critica di Paul Prévost per l’editore Bärenreiter. Sul podio salirà una bacchetta di fama internazionale, il maestro Fabio Luisi, mentre la regia sarà curata da Denis Krief, promettendo una restituzione drammaturgica e musicale di assoluta fedeltà e inedita potenza. A completare l’offerta operistica, il Festival guarda alle proprie radici meridionali con la prima esecuzione in tempi moderni de Il schiavo di sua moglie (1672) di Francesco Provenzale.
Dal 24 luglio, la suggestiva atmosfera del Chiostro del Carmine accoglierà questo prezioso recupero barocco, affidato alla sapienza filologica di Antonio Florio e della sua Cappella Neapolitana, da sempre eccellenze mondiali nella riscoperta del genio musicale della scuola napoletana. Il tema del Mediterraneo come terra d’incontro e dramma si fa carne nel nuovo progetto commissionato al regista e drammaturgo Marco Baliani, dal titolo Vennero da ogni dove. Narrar cantando umanità in cammino (20 e 21 luglio). Un’opera di forte impatto civile che unisce parola e musica per dare voce alle migrazioni storiche e contemporanee. Ad arricchire il dibattito concettuale, il 18 e 19 luglio si terrà il convegno di studi “Riscoprire l’antico nel Novecento. Mito e Mediterraneo in Stravinskij e Casella”.
Accanto ai titoli maiores, il Festival si irradia capillarmente nel territorio attraverso un denso calendario di concerti ospitati in basiliche, chiostri e storiche masserie, preceduto dall’anteprima “In Orbita” (dal 10 al 12 luglio) che animerà le piazze e le contrade di Martina Franca. Nelle parole della direttrice artistica Silvia Colasanti si coglie l’urgenza di questa cinquantaduesima edizione: il Mediterraneo, oggi tragico teatro di storie e destini complessi, deve tornare a essere compreso come spazio di scambio, di identità e di accoglienza.
Il Festival della Valle d’Itria si conferma così non solo un evento di spicco nel panorama lirico internazionale, ma un valore inestimabile per l’intera Puglia. Esso eleva la regione a laboratorio culturale d’Europa, dimostrando come l’investimento nella memoria storica e nella creatività contemporanea possa trasformare un distretto geografico in un faro universale di civiltà, dove l’arte e la musica si fanno baluardo di pace, apertura e mutua comprensione.



