mercoledì 21 Febbraio 24

Il fu Mattia Pascal

La sinistra di Palazzo non ha un progetto, fa confusione attorno ai concetti di destino e natura. CosmoPolis vi racconta in esclusiva i rapporti non più idilliaci tra Emiliano e Melucci. Uno dei due è di troppo per un seggio nel futuro Parlamento europeo

Il buon(Giorno) si vede dal mattino. E anche dal Mattia. Buon (Giorno) vorrebbe fare il segretario provinciale del Pd (ma non fa già l’assessore?). Emiliano vorrebbe fare l’europarlamentare (i pugliesi non lo sopportano più, l’apparizione dell’altra sera in tv con la D’Amico è stata penosa). Melucci vorrebbe fare l’europarlamentare (ancora tu/Ma non dovevamo vederci più/, cantava Lucio Battisti). Con “Europa Verde”, magari. La scelta di far candidare all’ultimo momento Marti con Bonelli, uno che sta alla cultura ecologista come stanno d’inverno sugli alberi le foglie, alle amministrative di giugno scorso, nasce da questo ragionamento. Da questo desiderio inconfessabile. Dalla volontà di prenotare un biglietto di sola andata per Strasburgo. E dal proposito di lasciare Taranto, abbandonarla al proprio destino, qualora se ne presentasse l’occasione, prima della fine della legislatura. Troppi i problemi che attraversano il capoluogo jonico. Le opportunità sono diverse è vero, oggi la città pugliese conta in termini di dotazioni finanziarie più di un ministero a Roma, ma le difficoltà non sono da meno. I Giochi del Mediterraneo rischiano di divenire il più grande bluff della nostra storia contemporanea. Il terzo segreto di Fatima senza alcun segreto certo ormai. La festa per omaggiare i mitici anni ’80, con i soldi dell’ex Ilva, quelli da destinare all’inclusione sociale, hanno riempito d’inchiostro – e onta – le prime pagine dei giornali (da Bolzano a Trapani) per diversi giorni. Il “sistema delle spoglie” come lo chiama Sabino Cassese, ossia la distribuzione disordinata d’incarichi nella macchina amministrativa, sta denotando anche a Taranto una gestione del potere tutto fuorché sobria. Gli appetiti famelici hanno soverchiato il progetto. Le rendite di posizione hanno gioco facile sulla dialettica democratica. Non si governa la complessità con il dilettantismo e la spocchia. Con le accuse a quei pochi giornalisti che ancora s’interrogano sui fatti e s’intestardiscono sulla verità. Con l’arroganza di chi all’ascolto preferisce il vociare afono. E la modestia promossa a nuovo collante dei desini – e disastri – collettivi. Emiliano non ha preso bene il proposito/desiderio di Melucci . Non vuole intralci dal campo amico per le prossime elezioni europee. I due non si sentono da giorni. All’orizzonte si addensano nubi. Melucci l’ha capito e sta spostandosi sempre più sulle posizioni di Antonio Decaro. Vorrebbe una copertura politica dal sindaco di Bari per i suoi sogni europeisti. Questa è la sinistra di Palazzo. Una sinistra che fa tornare alla mente una vecchia profezia di Norberto Bobbio: “Discutono del loro destino senza capire che dipende dalla loro natura. Definiscano la loro natura e avranno chiaro il loro destino”. Il buongiorno di vede dal mattino. Purtroppo.

 

 

 

 

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