sabato 22 Giugno 24

La politica dei professori univeristari

Claudio Signorile, nell’ambito della festa provinciale dell’Avanti!, offre spunti di vivace – e sofisticata – intelligenza istituzionale. E fa suo il monito di Gaetano Salvemini: “Non accontentatevi…”

Lucido. Mai banale. Una mente in movimento. Claudio Signorile, intervenuto ieri sera alla festa provinciale dell’Avanti! ha, con il suo discorso, aumenta i rimpianti per quel che eravamo e non siamo ormai più. Per una politica in grado nonostante tutto, al di là di alcuni colossali errori, di annoverare tra le propria fila professori universitari e non bibitari e perdigiorno in servizio permanente effettivo.

L’allievo di Riccardo Lombardi, di colui insomma al quale si devono le fortune della scuola pubblica in Italia, all’ingegnere del socialismo italiano che anelava una società più ricca purché fosse diversamente ricca, ha mosso critiche all’attuale sistema regionalistico. “Il modello delle venti Regioni, alcune delle quali forti e in grado di fare massa critica tra di loro, non regge più. Relega il Mezzogiorno ad un ruolo di subalternità che alimenta, rinfocola sentimenti segregazionisti mai del tutto sopiti”. La risposta a questo stato di cose non può certo essere lo sconclusionato proposito di leghisti e fratelli e fratellastri d’Italia di attuare un’autonomia differenziata. Questi sono falsi rimedi, ricette che acuiscono i problemi invece che individuare possibili soluzioni.  “Serve – sottolinea Signorile – una riforma istituzionale che, pur partendo da alcune indovinate intuizioni del professor Miglio, un uomo di raffinata cultura e non un cafone come certi suoi falsi epigoni, bilanci i bisogni degli ultimi con i meriti dei primi”. Serve, insomma, oggi più che ieri, oggi prima di domani, definirsi riformatori e non più riformisti.

“Perche i riformisti, come ci ha insegnato Gaetano Salvimini, si accontentano. I riformatori, invece, portano su un piano generale problemi specifici. E guadagnano soluzioni permanenti”. Non siamo d’accordo, la differenza è più nominalistica che di sostanza tra i due termini. Ma l’età ha le sue ragioni alle quali bisogna portare rispetto. Chapeau al giovane ottantenne, Claudio Signorile.

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