lunedì 20 Maggio 24

La politica dell’ircocervo

Lunga vita agli incarichi fuori giunta. Agli assessori che non sono assessori. E alla Taranto che distribuisce – e dispensa – più che progettare

C’è il sindaco. Ci sono gli assessori. Ci sono i consiglieri comunali. E poi ci sono anche i consiglieri-assessori. Consiglieri che si atteggiano ad assessori pur restando semplici consiglieri. I delusi rimasti fuori dalla stanza dei bottoni. Tutti coloro i quali non sono stati accontentati nella distribuzione dei pani e dei pesci. E’ la politica dell’ircocervo: l’assurdità chimerica, figurata e sfigurata, di una natura pericolante. Indeterminata. A metà strada tra la capra e il cervo. A Taranto gli assessori che non sono assessori abbondano. Tracimano. Pullulano. Se a Roma, nel Parlamento, si usa troppo – e male – l’istituto del decreto legge, con lo svilimento delle camere elettive a mero notabilato burocratico, nella capoluogo jonico si usano (e si consumano) gli incarichi fuori giunta. La delega che non delega, la promozione che non promuove, l’investitura che non investe.  Non c’è aspetto dello scibile umano capace di sottrarsi a questa pratica. La delega fuori giunta per gli ufo avvistati. Quella al pomodoro pachino. E al bagnasciuga. Una delega non si nega a nessuno, specie di questi tempi poi. Non contano un fico secco, non servono a niente, ma va bene lo stesso. Tornano utili all’assessore (non assessore) che potrà dire in giro di essere ciò che non è. Al sindaco che, per restare seduto alla sua sedia, poter sfoggiare il tricolore, e tenere unita una maggioranza a dir poco esuberante, deve inventarsi un incarico al giorno da destinare. La soluzione è dove sta la paura. La paura di andarsene a casa.

 

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