mercoledì 24 Aprile 24

L’Italia si salva a Sud

Il piacere di ascoltare chi sa parlare chiaro. Chi è in grado di esprimere competenza. Chi riesce ad essere un marziano in un’Italia abitata da mediocri nullapensanti. A colloquio con il presidente dello Svimez, il professore Adriano Giannola

“L’Italia senza il Sud compromette la propria storia futura. Altro che autonomia differenziata e regionalismo a geometria variabile”. Intervenuto in diretta questo pomeriggio, nell’ambito della rubrica televisiva “Le interviste di CosmoPolis”, il presidente dello Svimez, Adriano Giannola, ha chiarito come stanno realmente le cose rispetto al folle proposito di riforma caldeggiato dal governo Meloni. “Servirebbe – ha aggiunto l’economista e professore universitario – compiere una grande, e salutare, operazione-verità. Smetterla di rappresentare la realtà, le sue complessità, con slogan il più delle volte stupidi e sbrigativi”. Il Nord, per dirla con le parole di Giulio Sapelli, si sta meridionalizzando. “L’autonomia regionale voluta dai governatori nordisti, penso a Zaia nel Veneto per esempio, si tende a giustificarla attraverso l’inflazionata espressione di ‘residuo fiscale’. La differenza, cioè, tra imposte versate allo Stato e restituzione, sottoforma di spesa pubblica, operata dallo stesso a favore dei territori. Peccato che si tratti di un azzardo logico. Di una colossale bugia dalla gambe corte. Il Nord versa in base alla ricchezza prodotta. La progressività delle imposte è sancito, come principio cardine, nella nostra costituzione. E, poi, Zaia e altri come lui, dimenticano forse chi detiene il debito pubblico del nostro Paese. A chi gli italiani, meridionali compresi, versano gli interessi per questo abnorme debito? Alle banche del Nord, ai fondi d’investimento nella mani di ricchi imprenditori del Nord. Altro che crediti vantati nei confronti del Mezzogiorno. Semmai è vero l’esatto contrario”. E sulla “Questione meridionale”, sui ritardi socio-economici accumulati da un’intera area del Paese, dall’Unita d’Italia sino ai giorni nostri, possiamo cavarcela con l’aforisma di Leo Longanesi? “Ho risolto – diceva il grande giornalista italiano –  il problema del Mezzogiorno, Pranzo all’una”. Al Sud, che è la piattaforma logistica calata nel Mediterraneo, serve una politica che guardi al Mare Nostrum. A quella soggettività di pensiero, evocata da Franco Cassano, la cui titolarità è in capo alle popolazioni meridionali. “E’ una follia – argomenta Giannola – che l’Italia non si sia mai dotata di una politica per il Mediterraneo. Che finiamo con l’essere ospiti più protagonisti intelligenti del mare che forgiò la civiltà. Che i suoi porti non abbiano strategie di lunga durata, un’idea di progresso, nonostante da qualche tempo si siano visti riconoscere lo status di Zes (Zona ad economia speciale, ndr)”. Il regionalismo differenziato è la disperazione di un Nord che non è più Nord. Smarritosi. Culturalmente ed economicamente. Che ha guardato ad Est in tutti questi anni, abbagliato dalla Mitteleuropa, mancando il suo incontro epocale con il Sud. L’Italia seconda economia manifatturiera d’Europa? “Ma non facciamo ridere i polli con questa storia che raccontiamo e ci raccontiamo. Siamo la seconda economia manifatturiera in quanto subfornitori di tedeschi e francesi. Pezzi intermedi di una catena dei valori”. L’Italia si salva a Sud. Se saprà restare unita. Se saprà abbandonare la logica del piccolo è bello. Qualcuno lo dica al ministro Calderoli. Al premier Meloni. Al ministro Fitto. E ad una sinistra che, al pari della destra, non sa più né leggere né scrivere.

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