di Maria D’Urso
Intervista alla consigliera di maggioranza: “In politica servono i riferimenti nazionali, per questa ragione ho aderito a Progetto Civico”
Patrizia Mignolo è da quarant’anni impegnata nel mondo del terzo settore, un’esperienza che nel tempo è diventata anche una vera e propria vocazione politica. Durante gli anni trascorsi tra i banchi dell’assise cittadina ha infatti concentrato il suo impegno soprattutto sulle tematiche sociali. Professionista, madre e appassionata di politica, Mignolo ha iniziato la sua esperienza a Palazzo di Città nel 2017 tra le fila del Partito Democratico. Rieletta una seconda volta, ha poi aderito a CON, il movimento dell’ex presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, dal quale si è allontanata pochi mesi fa. Della sua esperienza politica, delle scelte compiute e del suo impegno su temi rilevanti ha parlato ai microfoni di CosmoPolis, nella nostra rubrica dedicata alle interviste politiche.
Consigliera, come giudica la ripresa dei lavori?
“Non nascondo, finora, ha registrato un certo rallentamento, probabilmente dovuto alla carenza di personale. Come presidente della Commissione Affari Generali, mi sono confrontata anche con il problema di regolamenti ormai obsoleti, che necessitano di essere aggiornati. La politica deve sempre muoversi nel rispetto delle norme: se manca una norma di riferimento, non si può fare un regolamento, piuttosto serve un lavoro di analisi e di adeguamento che, inevitabilmente, richiede più tempo”.
Su quali fronti state lavorando in commissione?
“Stiamo per portare a termine tre importanti questioni. La prima riguarda l’istituzionalizzazione dei comitati di quartiere: siamo tutti del parere che le periferie vadano ascoltate, tuttavia, prima è necessaria una modifica dello Statuto sulla partecipazione, oltre alla delimitazione dei territori. Il 7 ottobre ci sarà una prima audizione in commissione con l’Università e l’Ufficio statistica per valutare il disagio economico e provare a entrare in un programma di sperimentazione Istat. Ci servono degli indicatori precisi, per capire dove concentrare i servizi: nel Borgo, a esempio, abbiamo riscontrato che c’è una maggiore presenza di anziani che necessitano di assistenza e luoghi di aggregazione. Nelle periferie, invece, il problema è soprattutto la disoccupazione giovanile, per cui occorre puntare sulla formazione e sull’avviamento al lavoro. Allo stesso modo, sarebbe importante analizzare dati relativi alla natalità, per capire quali servizi incrementare e offrire, a partire dalla questione legata agli asili nido. Infine, stiamo lavorando sul tema dei detenuti, che devono essere reinseriti nella società: penso ai locali confiscati, alla mafia, che potrebbero diventare laboratori per la formazione e il reinserimento lavorativo. Molti giovani ci chiedono una seconda possibilità e noi dobbiamo essere in grado di offrirgliela. Ma senza dati certi rischiamo di parlare di aria fritta. E sono modi di lavorare che non mi sono mai appartenuti”.
A volte, è come se tra la politica e l’apparato amministrativo si evincesse un distacco
“Io, invece, non credo ci sia un distacco. Se si assistesse alle commissioni, pubbliche, si vedrebbe che lavoriamo e studiamo la normativa. Poi, nel confronto con i dirigenti, la maggior parte delle nostre proposte vengono accolte. Il problema, credo sia, piuttosto, la carenza di personale che rallenta la predisposizione degli atti e dei regolamenti. Lo si vede nelle file agli uffici tributi, per il rilascio delle carte d’identità, dove anche un cittadino anziano è costretto ad aspettare ore. Purtroppo, sappiamo che il bilancio è molto ristretto e, al momento, non consente nuove assunzioni”
Quanto è importante la sua vocazione per il terzo settore?
“Ognuno sceglie il lavoro che ama e io, quarant’anni fa, ho scelto di lavorare in questo settore. Segmento che ho sempre cercato di portare in politica e tutto quello che ho fatto, finora, è stato per risolvere le problematiche quotidiane dei cittadini. Non mi sono mai interessati gli incarichi o i grandi traguardi: sono aspirazioni, giovanili, più che legittime che non fanno per me. Noi adulti, dobbiamo pensare ad altro”
Qual è il suo rapporto con i colleghi, giovani e adulti, della maggioranza?
“Ci sono colleghi che mi detestano e altri che rispettano le mie competenze e la mia professionalità. Credo sia normale, accade in qualsiasi gruppo e in qualsiasi contesto. Io, comunque, preferisco mantenere rapporti cordiali con tutti”.
Si è vociferato, nelle ultime settimane, di un possibile rimpasto…
“Sono una consigliera un po’ anomala, perché non mi interessano molto queste dinamiche interne. Porto avanti il mio dovere da presidente e, parallelamente, l’adesione a Progetto Civico Italia”.
Come e perché nasce questa avventura?
“Ho abbracciato questo progetto fin dall’inizio, arrivato dopo la crisi di Con e la successiva fusione del gruppo. Il progetto mi interessa perché mette insieme politici, non politici e professionisti accomunati dalla forza delle idee e dall’obiettivo del bene comune, perché da soli non si vada da nessuna parte. Le problematiche vanno affrontate e studiate insieme. D’altronde, mi sono sempre definita civica e l’ho ribadito anche quando sono entrata nel Misto di Maggioranza”.
Quando parla di crisi di Con si riferisce al gruppo consiliare o alla delegazione provinciale?
“No, assolutamente, la crisi non ha riguardato il gruppo consiliare ma a livello locale, dove sono venuti a mancare alcuni riferimenti politici. E un gruppo, senza riferimenti politici, non può sostenersi. Da qui è nata anche l’unione con Unire. Tuttavia, qualche settimana dopo, però, ho preferito transitare nel Misto per poi, aderire formalmente, a Progetto Civico, che ha un riferimento nazionale con cui confrontarci e, per questo, va bene così”.
Quale sarà l’intervento della maggioranza sulla crisi che investe l’ex Amiu?
“Dobbiamo prima confrontarci, in maggioranza, e conoscere bene le carte: al momento è tutto aleatorio e non ci sono state ancora importanti decisioni. Del resto, il mio indirizzo è chiaro: tutelare i lavoratori e garantire decoro e sicurezza ai cittadini. Da una parte, quindi, credo sia giusto garantire più pulizia e una migliore gestione dei rifiuti; dall’altra, dobbiamo sensibilizzare i cittadini e, dove necessario, prevedere sanzioni per chi non rispetta le regole. Ma alla base di tutto ci deve essere la tutela dei lavoratori”.
Il Contratto di Servizi è il documento fondamentale da cui parte l’intera organizzazione che, tuttavia, è fermo
“Si è vero, infatti lo scorso lunedì (21 settembre ndr.) in commissione ho parlato della proroga, con scadenza al 31 dicembre 2026, motivo per cui bisognerà lavorare sul nuovo contratto. Per quanto riguarda il nuovo vertice, noi consiglieri non abbiamo ancora avuto interlocuzioni. Aspettiamo che venga in maggioranza a relazionare e a presentarci i documenti necessari. Poi, ci sono questioni così importanti che non possono essere affrontate entro una logica partitica: serve un confronto politico ampio, tra centrodestra e centrosinistra, per individuare insieme le soluzioni nell’interesse della città”
Immagino che questo ragionamento valga anche per la vertenza dei Manutentori del Verde Urbano?
“Certo, è la stessa cosa. Siamo di fronte a lavoratori che rischiano di non percepire lo stipendio e, più in generale, a una situazione che non può essere affrontata solo con l’assistenzialismo. Lo stesso concetto vale anche per i lavoratori ex Ilva, che devono essere riqualificati e messi nelle condizioni di sostenere le proprie famiglie attraverso il lavoro. Quando parliamo di un Piano nazionale per Taranto dobbiamo avere obiettivi precisi: la città deve puntare a uno sviluppo possibilmente green, a partire dalle energie rinnovabili, creando nuove opportunità occupazionali”.
Qual è il suo giudizio sull’opposizione?
“Io vado d’accordo con tutti. L’opposizione fa il suo lavoro ed è giusto che porti avanti le proprie idee. Nelle commissioni, però, ci confrontiamo e, quando si tratta di analizzare o risolvere determinate problematiche, spesso troviamo punti di convergenza.Poi in Consiglio è normale che ciascuno faccia la propria parte e che ci siano anche delle posizioni diverse. È ordinario confronto democratico”
Qual è il suo giudizio sul sindaco Piero Bitetti?
“Il nostro sindaco è un buon interlocutore che accetta il confronto. A volte, possono esserci delle idee diverse perché, per quanto mi riguarda, non sono mai stata una persona del tutto accondiscendente. E mai lo sarò. Motivo per cui, quando ho avuto valutazioni differenti, le ho subito espresse e sono state comprese e accolte”.
Lei ha anche vissuto la stagione Melucci. Molto chiacchierata, prima, poi sembrerebbe quasi che l’opinione comune avesse fatto un dietrofront, soprattutto durante il periodo dei Giochi del Mediterraneo.. qual è il suo giudizio?
“Ecco, intendevo proprio questo: la mia esperienza con Melucci è stata diversa, proprio legata soprattutto al dispiacere di non essere stata ascoltata. Non mi sono sentita abbastanza supportata nelle proposte, nelle competenze, che ho sempre messo a disposizione per il bene comune. È questo che gli contesto e che, alla fine, mi ha portato all’opposizione. Solo quando si è dentro un’amministrazione ci si rende conto che ogni sindaco porta avanti le proprie linee, che si possono condividere oppure no. Nel mio caso, con Melucci c’è stata una ribellione al mancato ascolto. Con Bitetti, invece, sento di essere supportata molto di più”.


