Il Movimento Cinque Stelle fa marcia indietro sul terzo mandato. Mario Turco pronto a candidarsi per un seggio nel prossimo Parlamento. Nel ruolo di capolista. L’ultima diversità grillina è definitivamente caduta
Cade l’ultimo totem in casa Cinque Stelle. Quello dei due mandati elettorali. Con le prossime Politiche, potrà contemplarsi anche il terzo. Lo statuto approvato lo scorso anno dal Movimento prevede che, la deroga alla terza candidatura, riguardi solo il 5% dei ricandidati. Parlamentari vicini a Giuseppe Conte. Da blindare, con l’approvazione della nuova legge elettorale, nel ruolo di capilista. Eletti sicuri, calati dall’alto, senza dover passare attraverso le forche caudine delle preferenze.
Tra questi figura anche il tarantino Mario Turco, fedelissimo dell’ex premier. Con questa scelta, il fu partito grillino, getta definitivamente la maschera. Normalizza la sua (finta) traiettoria distintiva. Diviene a tutti gli effetti parte integrante di quel sistema che, all’atto della sua nascita, diceva di voler combattere. Con la demagogia di certe rivoluzioni passive.
Mario Turco siederà nuovamente, quindi, in Parlamento. Questa volta non sarà necessario neanche spendersi più di tanto in campagna elettorale. Chiedere il voto ai tarantini. La sua elezione verrà garantita dal nuovo impianto normativo. Dalla volontà espressa dal conte Max. Sembra la Prima Repubblica. Sembra di seguire le alchimie politiche di un Mastella qualsiasi. Sembra la strategie di una partitocrazia tronfia. E, invece, no. E’ semplicemente il populismo di chi diceva di voler aprire Camera e Senato come si aprono le scatolette di tonno. Poi, però, il tonno è piaciuto. Tanto anche…


