sabato 13 Aprile 24

Renzo Piano venga al quartiere Tamburi

L’arte del rammendo si utilizzi anche per il rione che ospita il drago di acciaio. Non esistono Sud più a Sud del mondo. CosmoPolis invita il grande architetto genovese a rendere visita a Taranto. In fondo la periferia è uno stato d’animo

L’arte del rammendo. Delle periferie. “Frammenti di città felice che continuamente prendono forma e svaniscono, nascosti, nelle città infelici”, per dirla con le parole di Italo Calvino. Lo Zen 2 di Palermo. Il quartiere San Paolo a Bari. Il cimitero del Rione Sanità a Napoli. Le abitazioni di Sora vicino Frosinone. Per Renzo Piano la periferia “è uno stato d’animo”. Aprire un varco, fare un rialzo, cucire la luce della strada, rendere vive le ombre è la modalità attraverso la quale riconnettere l’Italia ad un principio di unità. Nella bella intervista concessa a Francesco Merlo quest’oggi su la Repubblica, il grande architetto genovese confessa qual è la sua idea di politica. Come vive la sua esperienza di senatore a vita. “Il mio Senato ideale – tiene a precisare – è per strada, on the road…”. L’architettura che contagia e cambia le città è “la goccia, la potenza del piccino”. Piano cuce le molteplici ferite urbane della penisola. Le incongruenze della modernità. Trasforma la marginalità in occasione. Sposta il centro dal centro alle periferie. Lo fa, assieme a giovani collaboratori, pagati con il suo stipendio di senatore, perché ad ogni progetto/rammendo possa seguire, come in gioco fatto da contraltari, di logiche binarie, un’idea meno degradata dei luoghi altri. Sarebbe bello se Piano estendesse la sua indagine di studio, la sua idea di urbanistica progressista, incapace di lasciare indietro gli altri, gli ultimi, i più sfortunati, anche al quartiere Tamburi di Taranto. Il quartiere del drago di acciaio. Delle ferite sanguinolenti curate con la diossina. Del benzo(a)pirene capace di scolorire sogni e annerire i polmoni. Avrebbero dovuto chiederglielo gli amministratori locali, la classe dirigente del posto. Fa niente. Lo facciamo noi di CosmoPolis. Piano piano. Convinti che non ci siano, alla fine – o da principio -, Sud più a Sud del mondo.

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